Bologna dall'alto

Voglio vivere a Bologna

Voglio vivere a Bologna. Questa cosa l’ho capita fin dalla prima volta che visitai questa bellissima città e ne ho avuto la conferma la seconda volta. Andiamo con ordine, però, e partiamo dal principio.

Era l’estate in cui decisi di tornare da Barcellona, l’inizio di uno dei periodi più bui della mia vita. Mi sentivo persa, senza un obiettivo, senza un lavoro, senza la vicinanza fisica di chi aveva vissuto con me quella che fino a quel momento era stata l’avventura più grande e bella di tutte. Stanca di passare le mie giornate a compilare cv, inviare candidature e fare il tour delle agenzie interinali della mia città, decisi di prendermi una giornata per me e di visitare una città italiana.

Quando ero all’estero infatti mi resi conto di quanta bellezza nostrana abbiamo a portata di mano e di quanto la trascuriamo in funzione di ciò che ci sembra più affascinante per il semplice fatto che varca i confini nazionali. Mi ripromisi che, una volta tornata, avrei girato l’Italia intera, alla scoperta delle sue città e di quello che nascondono al loro interno. Stava da un lato prendendo forma la città nascosta come idea di fondo di un nuovo modo di vedere le cose, con un rinnovato stupore e una certa gratitudine verso le opportunità che abbiamo (che ho) a pochi passi da casa.

Purtroppo dovetti fare i conti con il portafoglio sempre più povero a causa della mia recente disoccupazione e da qui la scelta cadde su Bologna. Così, in una soleggiata mattinata di luglio, misi nello zaino un bel plico di cv freschi di stampa e mi incamminai verso la stazione dei treni.

La mia prima volta a Bologna fu un perdersi continuo, complice il fatto che avevo ancora la scheda spagnola nel telefono e quindi ero completamente senza internet (avrei dovuto aspettare ancora un anno prima che le compagnie telefoniche si accordassero per abolire i costi di roaming tra Paesi europei, cosa che accadde dal 15 giugno 2017). Riuscii comunque a visitare alcune agenzie interinali che avevo cercato su google maps i giorni precedenti, molte delle quali si trovavano proprio lungo la via della stazione, in direzione est.

Dalla stazione al centro il percorso è molto semplice: basta attraversare la strada e proseguire a sinistra, finché non si incontra via Giacomo Matteotti e, pochi metri dopo aver imboccato tale strada, il grande Parco della Montagnola. Mi persi un po’ nel parco, per rilassarmi e vedere gli abitanti fare jogging, le mamme passeggiare con i bambini, le coppie stringersi ai piedi di un albero. Amo i parchi cittadini perché credo che sappiano tirare fuori il bello delle persone, alla luce del sole.

Dopo il parco, comincia il centro di Bologna e le sue incredibili volte. Sono davvero tantissime e sto parlando di quelle dei portici che costeggiano ambo i lati delle vie principali della città. Lì sotto si trovano eleganti negozi, bar, portoni che nascondono giardini meravigliosi. La gente va vestita bene, ma senza quel conformismo dettato dalla moda che si vede nei centri delle piccole città di provincia o, in certi casi, persino a Milano. La gente a Bologna è di classe, ma abbastanza legata al territorio da non sentirsene superiore. Bologna mi ha subito dato l’impressione di essere fatta su misura per la mia personalità: grande abbastanza per offrire opportunità creative, piccola quanto basta da essere girata in un giorno, con la bicicletta o a piedi. Specialmente ho amato la sua densità e la diversità dei suoi quartieri, che per un momento (ma solo un momento) mi hanno ricordato Barcellona.

Il soffitto di uno dei portici di Bologna

Dico questo mescolando un po’ i ricordi a dire il vero, perché quello che sto raccontando non è l’unico episodio in cui conobbi la città. La mia seconda volta a Bologna fu l’anno successivo, in primavera, con il mio migliore amico: la persona con cui ho vissuto per 6 mesi e che ora vedo ogni 6 mesi. Con lui ho conosciuto una Bologna inaspettata e totalmente internazionale. Il punto è che, senza troppi problemi, lui si fermava a parlare con chiunque … in spagnolo. La cosa buffa è che la gente gli rispondeva pure, in spagnolo! Avrà avuto una specie di radar, non so. Fatto sta che in una sola giornata conoscemmo (attraversando la strada) una coppia di peruviani sulla cinquantina di visita in città, che ci confermarono che sì, in Perù si mangia ceviche; poi fu il turno di una ragazza italo-colombiana, che stava bevendo un caffè seduta sotto i portici al tavolino di un bar, con il suo coniglio bianco in mano (morbidissimo!); nel ristorante dove pranzammo (trovato su TripAdvisor ) il cameriere ci raccontò che aveva vissuto due anni alle Canarie; infine una signora spagnola (ma non ci disse di dove) ci invitò caldamente a non fermarci alle apparenze quando saremmo entrati nella Basilica di S. Stefano e di proseguire il percorso per scoprire così le altre 7 chiese che racchiude al suo interno.

Chiostro Basilica Santo Stefano Boogna

Chiostro della Basilica di Santo Stefano

Parentesi: questo posto è incredibile e sì, la prima volta che venni a Bologna mi ero fermata alle apparenze. Per arrivarvi basta camminare per 6 minuti da Piazza Maggiore (qui, nel Palazzo del Podestà,  si trova il Punto di informazione turistica chiamato Bologna Welcome, dove prendere una mappa gratuita) e si raggiungerà la famosa “Piazza delle sette chiese”.

Percorso per arrivare alle Sette Chiese di Bologna

Dimenticavo una cosa! Se sulla mappa di Bologna si cerca la famosa Piazza Grande cantata dal mitico Lucio Dalla, non la si troverà. Si tratta infatti del nome con cui i bolognesi chiamano quella che per la toponomastica cittadina è Piazza Maggiore. In ogni caso la meravigliosa Basilica di San Petronio, che conserva all’interno la meridiana più grande del mondo, e la famosa Fontana di Nettuno che la guarda dall’esterno, non si muoveranno da lì.

Infine, parlammo con tre bancarellisti sudamericani che ci raccontarono la loro storia mentre io ero indecisa su quale paio di orecchini in esposizione mi piacesse di più. In quel momento ci trovavamo nella zona universitaria, giovane, frizzante e molto molto “rossa”. Bellissima. Dalle Sette Chiese si arriva facilmente all’Università di Bologna in circa sette minuti a piedi e si passa proprio di fronte alle famose due torri della città: la Torre Garisenda e la Torre degli Asinelli. La storia narra che in realtà le torri di Bologna fossero in origine un centinaio (simbolo di potere delle varie famiglie nobiliari della città), di cui oggi ne sono sopravvissute 24. Le più famose rimangono quelle appena citate: la Torre degli Asinelli fu fatta erigere dal cavaliere ghibellino Gherardo Asinelli tra il 1109 e il 1119 e oggi si può visitare pagando il biglietto d’ingresso, che permetterà di risalire i suoi 498 gradini e ammirare così Bologna dall’alto. La Torre Garisenda fu più sfortunata della sua vicina, in quanto perse alcuni metri di altezza (oggi 48) a causa di un cedimento del terreno, ma d’altro canto può vantare di essere stata citata da Dante ne La divina commedia.

Dalle Sette Chiese, all’Università … passando per le due Torri

Anche noi riuscimmo a goderci una vista spettacolare di Bologna, ma l’abbiamo fatto da un punto di vista davvero insolito e un po’ speciale. Nel nostro girovagare un po’ a caso, intenti com’eravamo nel raccontarci i pezzetti delle nostre vite che non riusciamo più a condividere quotidianamente, ci imbattemmo in un cantiere. Stavano facendo dei lavori sul tetto di un palazzo antico (e anche piuttosto alto) e per farlo gli operai avevano montato un ascensore per muoversi più comodamente su e giù e trasportare il materiale da lavoro. Nel weekend, però, il cantiere diventò un’attrazione turistica: firmammo la liberatoria per svincolare l’azienda edile da qualsiasi responsabilità in caso di incidenti e … via! Salimmo sull’ascensore per goderci uno scorcio della città che non ci sarebbe mai più capitato di vedere. E così, senza casco e con quel pelo di brivido che accompagna tutte le attività di straforo … ci tuffammo dall’alto in tutti i colori di Bologna.

Prima però scoprimmo un angolo della città che è una vera perla. Si tratta di uno scorcio che molti paragonano a quelli di Venezia, proprio perché rivela un canale che scorre lungo le case, ammirabile da una finestra. Questo angolo veneziano a Bologna si trova in via Piella, poco distante da via dell’Indipendenza, la via dello shopping per eccellenza.

Finestra sul canale a Bologna

Come tutte le giornate memorabili che si rispettano, accadde una cosa speciale: mi innamorai.

Mi innamorai di una città che ospita una biblioteca bellissima (la Biblioteca Salaborsa) a pochi passi dalla sua piazza più trafficata, così chiunque può entrare a curiosare un po’. Io lo feci e scoprii un vero e proprio centro culturale dove nessuno ti dice nulla se ti siedi un momento a mangiare il tuo pranzo al sacco, circondato da libri, schermi e cartelloni colorati che ti fanno desiderare di poterti fermare qualche giorno in più per poter partecipare a tutte quelle iniziative.

Mi innamorai di una città che non ha mura, ma solo porte (se ne contano ben 6, poste lungo il perimetro della città vecchia) … certo so che prima c’erano le mura, ma mi piace pensare che il concetto di libertà che mi trasmette questa città sia parte del suo tessuto urbano.

Mi innamorai di Bologna, del rosso dei suoi tetti e del verde dei suoi colli, proprio quei “colli bolognesi” che hanno reso famoso Cesare Cremonini e che fanno dire a me “Voglio vivere a Bologna”.

 

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Un pensiero su “Voglio vivere a Bologna

  1. AliDiFarfalla ha detto:

    Lo so … ha un fascino irresistibile … ammalia con la sua bellezza, la sua semplice eleganza, la sua storia antica e la sua anima moderna. Bologna è il luogo che più mi è mancato quando vivevo a Milano. È il luogo in cui devo andare di tanto in tanto per respirare …

    Mi piace

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