Voglio vivere (anche) a Torino

È tutta colpa delle fiction di Rai 1. Da quando ho visto per la prima volta Questo nostro amore, me ne sono innamorata e non sono più riuscita a smettere di amarla.

Ho iniziato rimanendo imbambolata davanti al televisore, mentre gli altri membri della famiglia si alzavano dal tavolo, qualcuno sparecchiava, qualcun altro si riposava sul divano e io magicamente mi ritrovavo davanti un dolce a cui avevo probabilmente acconsentito senza nemmeno rendermene conto. Ho continuato scoprendo le prodezze di Rai Play e immergendomi in una bellissima solitudine che si colorava prima delle tinte pastello tipiche dell’Italia degli anni 60, poi diventava sempre più rock, come le pettinature anni 80 portate con naturalezza dagli attori, odierni, del telefilm.

Uno scatto dal backstage di Questo Nostro amore, rubato da http://www.lastampa.it

Mi piaceva seguire la vita quotidiana dei protagonisti, con i loro drammi e le comicità tutte italiane, e immaginarmi quale sarebbe stato il mio ruolo in un’epoca diversa da quella in cui sono cresciuta. La bravura di Neri Marcorè e degli altri giovani attori ha fatto il resto.

Sullo sfondo Torino, dominata dalla Mole Antoneliana in autunno come in estate e circondata dai tipici casali immersi nelle sfumature verdi e marroni di Langhe e Monferrato, dove nelle trattorie si mangia la Bagna càuda e si beve il Barolo. In città, però, non mancano le influenze siciliane di quei “meridionali” che negli anni 60 venivano denigrati come gli extracomunitari oggi, che sono anche instancabili lavoratori e sanno vivere la città quasi meglio degli “autoctoni” (chi meglio di Teresa sa scegliere la frutta al mercato del sabato mattina!)

Già, il mercato… anzi, sarebbe meglio dire i mercati. Non c’è infatti fine settimana in cui la città non si risvegli con i profumi sgargianti delle bancarelle che tengono vivi i suoi storici mercati rionali, che si tratti di quello di Porta Palazzo (Porta Pila per i torinesi) – che è niente poco di meno che il più grande d’Europa – o di quello di Corso Racconigi – che vanta il titolo del più lungo. Che dire poi del Gran Balôn? Protagonista indiscusso del sofisticato giallo di Fruttero & Lucentini, riserva tante sorprese quanto quelle che si nascondono nelle pagine di La donna della domenica.

Una via di Torino durante l’allestimento di giochi e bancarelle in occasione di una festa

Ho visitato Torino in almeno due occasioni negli ultimi anni, sempre nella stagione fredda. La prima volta mi sono goduta la sua atmosfera natalizia, quando le stradine della Contrada dei Guardinfanti sono addobbate con calde lucine. È lì che ho trovato un posticino dove gustare un’ottima polenta ai formaggi, in perfetto stile street food e una pasticceria dove ho acquistato una torta alle nocciole come dolce ricordo da portare a casa.

Colazione in un bar del centro a Torino

Torino mi ha sorpresa per la sua austerità, comprensibile se si pensa che fu il fulcro del Ducato dei Savoia, nonché prima capitale del Regno d’Italia. Lo ricorda ai passanti – che siano abitanti o turisti – ogni volta che attraversano l’imponente Ponte Umberto I con le sue statue che guardano il Po dall’alto al basso. Lungo la riva occidentale del fiume, ecco il bellissimo Parco del Valentino, abitato da simpatici scoiattoli che si arrampicano sugli alberi, lasciandosi riscaldare dai raggi del sole. Alle porte del capoluogo piemontese, poi, sorge la maestosa Reggia di Venaria Reale, emblema di quell’aura di regalità che pervade ancora oggi la città.

Un angolo del Parco del Valentino (foto rubata da qui)

Ma la vera Torino è molto più morbida di quello che vuol far sembrare a un primo sguardo: città universitaria, nota per la cultura dello spettacolo trasmessa agli studenti del DAMS (ps. giusto per ricordarlo, il Museo del Cinema merita sempre una visita) e per quella letteraria insegnata dall’innovativa Scuola Holden (vi dice niente il nome di Alessandro Baricco?), Torino non è solo prima sede della televisione di Stato, ma è stata soprattutto pioniere della produzione automobilistica italiana.

Dopo aver sviluppato uno straordinario know-how industriale ancora oggi invidiato in tutta Italia, la città non ha smesso di progredire anche dopo l’esternalizzazione della forza lavoro FIAT all’estero e la scomparsa di Marchionne: oggi più che mai Torino dimostra la sua capacità di innovazione attraverso l’impegno di giovani imprenditori lungimiranti (il numero di aziende di Torino che hanno promosso e promesso nuove assunzioni attraverso il programma radiofonico Il Post in Fabbrica di RTL 102.5 mi ha davvero colpita), ma anche grazie al proliferare di nuove attività come startup innovative, affiancate da un popolo di freelancers competenti che trovano nel Toolbox Coworking un terreno fertile per instaurare proficue collaborazioni. È proprio qui, durante la mia partecipazione al Freelance Day, che ho iniziato a pensare che sì, forse potrei vivere (anche) a Torino.

Caffé Al Bicerin, Torino

Quello in realtà è stato il secondo motivo: il primo si chiama Bicerin, quello autentico servito nella storica pasticceria affacciata sul Santuario della Consolata, la cui cremosità è semplicemente indescrivibile.

Il mitico Bicerin, davanti al Santuario della Consolata

Infine, non posso tralasciare il fatto che la città è anche al centro di una rete di eccellenze in campo agroalimentare. Basti pensare alla vicina città di Alba, nota in tutto il mondo per i suoi tartufi ( e, personalmente, indimenticabile per l’aroma di Nutella che avvolge i dintorni della fabbrica della Ferrero e per le prelibatezze “alla mano” servite nell’Osteria dei Sognatori), o agli allevamenti di chiocciole di Cherasco, la cui bava viene impiegata nella produzione di cosmetici dalle proprietà sorprendenti (oltre al fatto che le pietanze a base di lumache sono la firma inconfondibile della cucina di questo luogo).

Cherasco

Alba

Torino è anche la sede del Salone Internazionale del Libro, che da 30 anni rappresenta uno dei più importanti luoghi di incontro tra autori, editori e appassionati lettori, nonché punto di riferimento per la conoscenza e l’educazione dei più piccoli, che si trovano a vivere (e a dover interpretare) un mondo dalle sfaccettature sempre più complesse.

Salone del Libro: particolare

Sì, lo so, ho descritto Torino in modo piuttosto superficiale, un po’ come avviene nelle fiction di Rai 1. Loro però non sono da biasimare: se da un lato si fanno promotrici del territorio in cui sono ambientate, dall’altro non è loro compito indagarlo in profondità, più per una caratteristica intrinseca del genere televisivo che per negligenza degli autori.

Chi mi segue lo sa: io vorrei vivere a Bologna. Tuttavia, devo ammettere che non mi dispiacerebbe riuscire a completare questa frettolosa pennellata in un vero e proprio quadro di Torino, dipingendolo dall’interno… come piace a me.

Treno Piacenza-Torino

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