Napoli è lo stereotipo di se stessa

Tre giorni a Napoli probabilmente non permettono di conoscerla per davvero. Anzi, senza probabilmente.

La verità è che sono allo stesso tempo convinta che non ci sia modo migliore di scorgere la sua essenza se non con il forte impatto, veloce e istantaneo, che solo chi la visita per la prima volta arrivando dal nord può avere.

Il mio viaggio a Napoli è stato un brainstorming continuo, un flusso di coscienza che fa più o meno così…

Basilica San Paolo Maggiore, di fronte all’ingresso della Napoli Sotterranea

  • Gli automobilisti suonano il clacson con la stessa frequenza con cui cambiano marcia. E forse anche per lo stesso motivo.
  • Gli anziani trattano i turisti con amore: li accolgono, li consigliano, li viziano. I giovani hanno capito che i turisti sono il loro lavoro.
  • Ci sono tantissimi bidoni per le vie della città, spesso con la raccolta differenziata. Nessuno però passa a svuotarli quando sono pieni. La pattumiera è sparsa sulle strade, ovunque.

Spaccanapoli, la sera

  • Le biciclette non esistono.
  • La bellezza nel centro di Napoli è coperta dalla polvere, dallo smog, dalla noncuranza.
  • Dopo dieci minuti che cammini tra la gente, ti senti terribilmente pallida, magra e genericamente grigia.
  • Non potrai mai vivere a Napoli se non ci sei nata.
  • Il lusso è un concetto astratto, un po’ come i marciapiedi.
  • Il caffè al bancone costa 90 centesimi, al tavolino 2 euro e 10. In ogni caso è eccelso.
  • Partecipa a una visita guidata solo per sentire un napoletano parlare di Napoli.
  • Venera San Gennaro, Padre Pio e Pino Daniele e renderai onore a un napoletano. Ammira gli altarini che spuntano sui palazzi della capitale campana e comincerai a capire meglio cosa significa essere politeisti.

Padre Pio più grande della Madonna e di Gesù

In questo quartiere di Napoli nacque Pino Daniele

Pino Daniele

  • Visita la via dei presepi e avrai colto la natura del culto religioso napoletano.
  • Nella biblioteca dei Chiostri di Santa Chiara trasmettono musica anni 90 … che poi ci sta, sono avanti. E lo erano sin da subito: qui monache e monaci convivevano insieme. Mica scemi ‘sti napoletani.

I Chiostri del Monastero di Santa Chiara

  • Alcune insegne a croce delle farmacie, quelle luminose che normalmente indicano la data e l’ora, a Napoli ti informano sul santo odierno.
  • Fermarsi a discutere nel traffico è più un modo per fare conversazione che un diverbio. Si gesticola, ci si lamenta e si ascoltano le lamentele dell’altro. Poi tutto finisce e ci si “sbroglia”.
  • Andare in giro in due o tre senza casco è un passatempo più che una reale necessità.
  • A Napoli la periferia è il centro e il centro è periferia.

Scena di vita quotidiana nel centro di Napoli

Una via del centro di Napoli

  • Nessuno ha fretta a Napoli e in pochi fanno sport. Le strade sono un cantiere unico e ogni lavoro è a metà, in corso, sospeso …
  • Nei quartieri spagnoli capita di passare davanti a un garage adibito a bottega da chi vi abita, o meglio … vi passa il tempo all’interno.
  • La parola degrado mi viene in mente più volte.
  • Le indicazioni a Napoli non esistono, ma i napoletani hanno inventato l’arte dell’arrangiarsi: basta un foglio scritto a mano, inserito in una busta trasparente, appiccicato al muro con del nastro adesivo … e tutti sapranno che lì si sale per la funicolare (resiste pure alla pioggia, meglio di così!)
  • Perché poi scrivere indicazioni quando si può urlare? “Signorina! Prima il biglietto qui!” dice il bigliettaio dal suo microfono mentre la sua voce rimbomba per tutto Castel Sant’Elmo e io mi sento una ladra.
  • Dimenticati la triste abitudine di lasciar da parte la crosta della pizza. Se togli la crosta alla pizza napoletana, la privi della sua essenza. E capisci perché il condimento è superfluo e anzi la danneggerebbe, coprendone i sapori. Marinara, Margherita o Bufalina … scoprirai di non aver bisogno d’altro.
  • Salire sul Vomero e fare due passi nel quartiere di San Martino è il modo migliore per comprendere perché si dice che Napoli è la città dei contrasti.

Galleria Umberto I, pulita e sporca

  • La pastiera napoletana è la vera regina di un soggiorno a Napoli che si rispetti … se non la si assaggia è come aver visto Napoli a metà e invece Napoli va assaporata, dentro e fuori.

cosa vedere a napoli in tre giorni

La cupola del Duomo di Napoli

Se dovessi dare un consiglio a un amico su cosa vedere a Napoli in tre giorni, la mia scelta ricadrebbe su 5 punti (questo post è il più puntato che io abbia mai fatto, lo so e ne vado molto fiera).

  • Punto uno: il Monastero di Santa Chiara. Situato nel cuore di Spaccanapoli, séguito dell’omonima chiesa le cui pareti sono state vandalizzate (come tutto il tessuto urbano di Napoli, del resto). L’interno? Una meraviglia fatta di piastrelle in ceramica dipinta di colori accesi, con una delicata prevalenza del blu e di un giardino incantato con colonne poste in ordine armonioso.

Ingresso laterale della chiesa di Santa Chiara

I colori dei chiostri di Santa Chiara

  • Punto due: i tre castelli di Napoli. Castel dell’Ovo sul mare, Castel Nuovo vicino al porto (il famoso Maschio Angioino) e Castel Sant’Elmo che guarda Napoli dall’alto del Vomero (in realtà i napoletani lo chiamano il Castello di San Martino). Per arrivare su fino a raggiungere quest’ultimo occorre prendere una funicolare (ce ne sono ben tre e partono da diversi punti della città). Il biglietto costa un euro e poi si può scendere tranquillamente a piedi.

Ingresso Maschio Angioino

Castel Sant’Elmo

Vista da Castel sant’Elmo

  • Punto tre: Napoli sotterranea, specialmente se spiegata da un simpatico archeologo napoletano che si diverte a illustrare tipiche espressioni dialettali e a raccontare ciò che lo appassiona di più, che importa se si tratta degli scavi di Pompei?
  • Punto quattro: il Cristo Velato nella Cappella di San Severio e l’alone di mistero che lo circonda. Pare infatti che sia stato frutto di una stregoneria, o meglio il risultato del lavoro di un alchimista che trasformò in marmo il manto leggero che ricopre la figura del corpo supino di Cristo. Impossibile spiegare altrimenti il realismo con cui ogni piega si mostra ai nostri occhi. Che dire poi delle statue allegoriche che circondano la cappella: una vera e propria barzelletta dello scultore, goffe e talvolta impudiche (come quella che dovrebbe rappresentare proprio la Pudicizia)
  • Punto cinque: la metropolitana, ma solo dopo aver visitato la città. Il contrasto (strabiliante) verrà da sé. Consiglio la fermata Università e quella di Garibaldi, con i suoi intrecci di scale mobili, i soffitti ondulati, i colori vivaci, gli specchi, l’ordine, il pulito, il design contemporaneo e l’architettura futuristica dell’uscita di fronte alla stazione.

Stazione Garibaldi a Napoli

No, cinque punti non bastano … ne devo scrivere altri, questa volta senza contare.

le vie più belle del centro di napoli

  • Spaccanapoli: si tratta di 3 strade consecutive, che se viste dall’alto danno l’idea di spaccare Napoli in due. Le vie sono Via Pasquale Scura, Via Benedetto Croce, Via San Biagio dei Librai, Via Vicaria Vecchia.
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Spaccanapoli

  • Vico Panettieri: tipica, molto tipica.
  • Via Domenico Capitelli: semplicemente bella.
  • Via San Sebastiano: la via della musica e delle pelletterie.
  • Via Port’alba e Piazza Dante: per gli amanti delle librerie.
  • Piazzetta degli orefici: vicino al mare, un piccolo angolo di lusso.
  • Via Gaetano Filangieri: la via delle boutique.
  • Via Chiaia: la via dello shopping.
  • Via dell’Ecce Homo: forse la più bella di tutte, specialmente al mattino … nel quartiere dove nacque Pino Daniele.
  • Piazza Bellini e Via Santa Mara di Costantinopoli: là dove la città è frizzante, si respira la vita metropolitana, si ode il suo tipico brusio.

Strade di Napoli

Vendite improvvisate

Pescheria a Napoli

dove mangiare a napoli

Per gustare la tipica cucina napoletana di una volta (e anche di adesso, sia chiaro) La Taverna del Buongustaio è il posto giusto, consigliataci il primo giorno dal ragazzo napoletano che ci ha guidate in auto. Non avrei mai immaginato di poter mangiare con così tanto gusto una “semplice” pasta con patate e provola (rigorosamente con il cucchiaio). Per arrivare basta percorrere un tratto di Via Toledo, per poi infilarsi in una sua parallela, via Balisio Puoti 8.

Cucina tipica napoletana, con l’immancabile Lete o Ferrarelle

In città si trovano anche quattro piccoli ristoranti (uso pure volentieri la parola locande) dove la specialità è fare la scarpetta nel tipico ragù napoletano, quello che viene preparato seguendo la preparazione tradizionale che dura molte ore: Tandem.

Dove mangiare la pizza a Napoli? Principalmente ovunque, ma sinceramente non ci penserei due volte nel ritornare alla Pizzeria Attanasio, in via dei Tribunali 379.

Le pizzerie consigliate da un napoletano sono Il Presidente in via dei Tribunali (qui mangiò la pizza più di un Presidente degli Stati Uniti!) e quella che si trova proprio di fronte al tribunale.

Una chicca che solo chi è del posto conosce è poi la friggitoria più antica di Napoli, che si trova al Vomero, proprio all’arrivo della funicolare centrale.

E il caffè? Il caffè a Napoli è buono ovunque, ma se si vuole fare davvero un’esperienza completa allora il posto giusto è Piazza del Plebiscito: guardando le colonne e rimanendo all’inizio della piazza, ecco che sulla destra fa angolo il rinomato Gambrinus, caffetteria storica ed elegante. Due passi più in là si incontra Il Professore (detto anche O’Professore), dove il tintinnio dei cucchiaini sulla porcellana è il richiamo più bello, il caffè si prende in piedi e la compagnia non manca mai.

Impossibile resistere alla tentazione di entrare in una panetteria per acquistare i taralli, quelli grossi e intrecciati con pepe e mandorle: è il loro inconfondibile impasto di strutto, grazie anche alla doppia cottura in forno, a renderli così friabili.

e infine, napoli

Mentre viaggiavo, leggevo un libro che parla di un viaggio incredibile. Una storia nella storia, un movimento intenso, mentre finalmente riesco a stare ferma con la mente e dal finestrino scorre tutta Italia. Leggere la storia di un piacentino che ha fatto il giro del mondo senza aerei mentre mi trovo su un treno che scorre veloce da nord a sud è un raro esempio di perfezione. Ha davvero senso. Perché ci ostiniamo a saltare i collegamenti (non è mai uno) tra due punti, quando sono proprio quelle strade la parte più vera di un viaggio? Sì, certo … la comodità. Quella dei bagagli, delle file, dell’imbarco, dell’anticipo e del ritardo, delle navette e degli spostamenti da e per l’aeroporto. E invece a piedi, in treno, in auto … è davvero bello e, infine, c’è Napoli.

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Gli angoli in cui si venera la Madonna, San Gennaro o Padre Pio sono ovunque

Ultimissima info di servizio? Il Bed&Breakfast Medea dove abbiamo alloggiato è fantastico: posizione centralissima, economico, pulito, con una vista spettacolare sulla Chiesa e il Monastero di Santa Chiara. Il meglio? La colazione a 3 euro e 50 centesimi, gli interni piastrellati degli stessi colori del monastero e una finestra enorme dove entra un sacco di luce.

La vista dal B&B Medea a Napoli

Napoli di notte

Napoli è lo stereotipo di se stessa

Napoli è lo stereotipo di se stessa: tutto il bello e il brutto che si dice su di lei è vero, è tutto vero. C’è una cosa su cui però ho dovuto ricredermi e ne sono felice: Napoli è una città sicura. I controlli di polizia sono ovunque, specialmente nelle zone trafficate come il centro e la stazione. La stazione centrale poi,  inevitabilmente, mi ha fatto pensare a Milano e il confronto mi ha lasciato di stucco: la calma della gente è qualcosa che non ci si aspetta. Nessuno corre, nessuno è stressato, nessuno ti fa sentire in mezzo ai piedi come accade nella capitale lombarda, quando giacche e cravatte, valigie, auricolari, conversazioni concitate ti sfrecciano di fianco e lì si che devi aver paura dei borseggiatori. Tu stessa sei spazientita dalla ressa, dai turisti, dal tuo appuntamento importantissimo per cui temi il ritardo che, immancabilmente, arriva. A Napoli tutta questa ansia non c’è, invece c’è sempre il tempo per un caffè e due chiacchiere con un napoletano.

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2 pensieri su “Napoli è lo stereotipo di se stessa

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