Un sabato a Zagabria, da sola

Il Museo delle Relazioni Interrotte e passi di tango.

Sono arrivata in Croazia lo scorso 2 gennaio, cominciando l’anno in bellezza. La verità è che non ne avevo tanta voglia: mi sono lasciata trascinare da una decisione presa tempo fa, ancora avvolta nel torpore delle vacanze natalizie e motivata dal solo fatto che l’alternativa – rimanere nel comfort della mia città provinciale – mi avrebbe reso presto infelice.

Come sempre (una delle cose che ho imparato su di me) non ho opposto alcuna resistenza a quel vestito di insicurezza che mi si cuce addosso ogni volta che mi confronto con “il diverso”. Le persone che incontro sono intraprendenti, sanno esprimersi in inglese 200 mila volte meglio di me, sono piene di vita e di passioni, riescono ad adattarsi senza problemi a quelle scomodità che normalmente io cerco di evitare.

Non riesco mai a essere me stessa, all’inizio. Divento impacciata e ho paura del giudizio degli altri, anche se sono più giovani di me e dovrei mostrare loro la sicurezza che si addice alla mia età. L’unico lato positivo di questo mio atteggiamento controproducente è che spesso mi sento dire “28 anni?! Te ne davo 24!” ma in fondo questo non è quel gran complimento che può apparentemente sembrare.

Alla fine, però, il rispetto reciproco prevale e capisco che, davvero, siamo tutti uguali: persone con una storia da raccontare e una da vivere, con tutti i dubbi e le scelte del caso.

Se c’è una cosa che ho imparato in questi ultimi 3 anni è che il valore che più conta per me è la libertà, non mi stancherò mai di ripeterlo. Questo purtroppo (o per fortuna) comporta anche l’acquisizione una skill molto importante per perseguirla: la capacità di stare bene da soli, di essere in pace con sé stessi. Non è qualcosa che ci si può imporre, deve venire da dentro: la si deve pescare dal profondo e tirare fuori con decisione, in un colpo netto. Bisogna essere sinceri con il nostro cuore e lasciare che la mente gli chieda con impellenza: “Ma cosa vuoi fare veramente?”.

Sembrerà stupido ma, rispondendo a questa domanda, ieri ho vissuto una delle giornate più belle di sempre. Tutto è cominciato con un cambio di programma (non troppo inaspettato a dire il vero): lo spirito impetuoso della mia giovane coinquilina non ha saputo resistere a una bottiglia di Rakija, lasciandosi volutamente trascinare dal potere inebriante di questa nota bevanda alcolica croata, in compagnia di altre anime leggere per cui il sabato pomeriggio non potrebbe essere trascorso in modo migliore che ubriacandosi. Non è stato difficile indovinare che nessuna cena di gruppo avrebbe avuto luogo quella sera, ma che mi sarei ritrovata sola nel centro di Zagabria.


Booksa Club | Martićeva ul. 14d

Dopo aver bevuto un “Thè-Cappuccino” al Booksa Club, riscaldandomi tra le pagine dei libri che rendono tanto confortevole uno dei pochi luoghi cittadini dove è possibile studiare o lavorare con il proprio pc, ho deciso di visitare il Museum of the Broken Relationships di Zagabria, sì… il “Museo delle Relazioni Interrotte”.

Ci sarebbero tantissime parole per descrivere questo scrigno magico custodito nella Upper-Town della capitale croata, ma preferisco lasciar parlare quelle che il visitatore si ritrova a leggere una volta entrato nel museo e aver pagato il biglietto. Voglio solo aggiungere che si tratta delle 40 kuna meglio spese di questo viaggio e della più emozionante esposizione che io abbia mai visitato in via mia.

Ieri sera, mentre i minuti diventavano ore e queste perdevano il senso del tempo, ho pianto e riso contemporaneamente, mi sono asciugata le lacrime e ho sentito il cuore battermi forte in petto come in poche altre occasioni degne di nota. In certi momenti, ammetto che il passaggio da una storia all’altra è stato faticoso, quindi preferivo fermarmi un attimo a guardare gli altri visitatori: uomini e donne in solitaria, coppie di innamorati che si tenevano per mano… impossibile non scorgere i loro occhi arrossati riflessi sulle bacheche degli oggetti esposti. Vorrei spiegarvi che non si tratta di un luogo triste, né banale. Vorrei specificare che in questo museo avete accesso, per il tempo che desiderate, alla vita quotidiana vissuta in altre culture, anche attraverso Paesi segnati da conflitti troppo spesso dimenticati.

C’è chi fa chiusura in discoteca e poi ci sono io, che per poco non vengo cacciata fuori dal Museo delle Relazioni Interrotte di Zagabria. Erano passate da un po’ le 21, quando ho deciso di incamminarmi verso il centro, certa di trovare un ristorante dove sfidare me stessa, consumando una cena da sola il sabato sera. Valutando senza fretta quale scelta compiere considerando il tardo orario e la distanza dalla mia meta successiva, alla fine ho trovato un buon compromesso in uno dei tanti locali “Good Food” che donano alla città un aspetto contemporaneo e a me un’accoglienza perfetta per la situazione. Lì mi sono regalata un calice di vino e un pasto gustoso, felicemente oltre la soglia del “salutare” che la mia buona volontà vorrebbe sempre mantenere. Un’altra volta, magari.

Verso le 22, sono tornata nel freddo dell’inverno balcanico diretta verso la Milonga del sabato sera zagrebino, che ho raggiunto con sorprendente facilità. Qui ho trovato esattamente quello che stavo cercando: un pittoresco quadro di eccentrici croati di mezz’età, pronto a condividere con me un altro bicchiere di vino, un piatto di carne appena cucinato e divertenti aneddoti personali. Sullo sfondo, un puzzle di vita croata, in cui ogni pezzettino si lega all’altro attraverso problemi economici irrisolti e un’infinita forza di volontà. Dal canto mio, non potevo che metterci tutto l’impegno che ho potuto per rispolverare passi di tango quasi dimenticati, sulle note di melodie provenienti da luoghi remoti, ma capaci di oltrepassare in una sola serata tutte le barriere del mondo.

Infine, ho preso il mio primo Uber della mia vita, da sola. Può sembrare una cavolata ma per me è stata una grande conquista. Tornare nel cuore della notte accompagnata da uno sconosciuto, mentre la radio trasmetteva musica confortante e le luci della città illuminavano il nostro passaggio, ho percepito l’unicità di quell’attimo. Il mio accompagnatore si è scusato per non essere molto loquace, a causa del suo scarso livello di inglese. Non ti preoccupare, ho pensato, si vede che sei una brava persona e non ho bisogno di altro.

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