Testimonianze | #RossaDiSera

Cronache dalla Zona Rossa, da leggere insieme per sentirci un po’ più uniti. Storie personali, diversi punti di vista sul mondo. Specialmente quando tutto sembra essere improvvisamente cambiato.

Il Meal Planning

Le misure per il contenimento del contagio parlano chiaro: bisogna uscire di casa solo per reali necessità, come per esempio fare la spesa.
Per evitare di comprare cibo superfluo o di dimenticare prodotti fondamentali, mai come in questi giorni mi è tornato utile la compilazione dettagliata del Meal Planning.

In cosa consiste?
È una semplice tabella dove, per ogni giorno della settimana e per ogni pasto della giornata, va inserito quello che vorremmo mangiare. Una volta deciso tutto il menù settimanale, non resta che stilare la lista della spesa in modo da avere una lista precisa di tutti i prodotti necessari per la realizzazione delle nostre ricette.

Alcuni piccoli consigli:
1. Prima di compilare il meal planning, guardate cosa avete in casa, in modo da far rientrare il cibo già a vostra disposizione nel menù settimanale;
2. Come linea guida, potete utilizzare la piramide alimentare della dieta mediterranea per riuscire a variare le pietanze sulle vostre tavole;
3. Per non rendere monotono il tempo impiegato in cucina, aggiungete una volta a settimana una nuova ricetta e sperimentate!

Alice A., Piacenza

Il cielo stellato

Dalla finestra in mansarda riesco a intravedere le stelle. Che bello il cielo stellato in primavera. Mi perdo per qualche secondo in un respiro profondo, prima di ricadere nelle nubi che stanno ricoprendo la mente e il cuore. Ansia, paura, incertezza, sirene di ambulanze, notiziari.

La mansarda, la mia vecchia nuova dimora per stare vicino ai miei cari in questo periodo rosso, per non dire nero. È un momento difficile, soprattutto per l’amore, soprattutto per chi in prima linea sta lottando per il benessere di tutti noi. Nel mio piccolo questo momento mi sta dando un’opportunità: ritornare ad amare. Amare i propri cari, amare i propri amici, amare i vicini di casa, amare la propria nazione, amare il prossimo.

Spesso ci sono amori, come quello per la famiglia, che vengono dati per scontati e vengono trascurati, magari per un aperitivo, per una cena, per un impegno dell’ultimo minuto, tanto si sa che la famiglia c’è sempre. Ma ora non c’è nessuna scusa per poter non passare del tempo con i miei genitori, ed ecco che tradizioni e ricordi ritornano alla mente, una partita a carte, un film sul divano, una canzone.

Situazioni che ormai erano solo ricordi, sono tornate reali e sono così belle e piene di emozioni. Poi c’è il mio Amore, che è lontano, che non può stare con me perché siamo divisi da questa situazione più grande di noi. Non so quando ci rivedremo e ci potremo riabbracciare, cerco di non pensarci per non cadere in un vortice di pensieri ansiosi, e quindi spero ed aspetto con ansia il momento in cui tutto finirà e resisto per vivere l’emozione del primo nuovo abbraccio.

Vicino a me però ci sono altri 2 amori, un po’ buffi, d’altronde si dice tale cane tale padrone no? Anche loro in un certo senso capiscono che qualcosa non va, ma ci sono sempre per dare conforto con una “sbavussata” e per strappare un sorriso nei momenti di sconforto, quando al posto di sentirti una roccia, ti senti più una gelatina.

È sicuramente un periodo difficile, tragico, terribile e lo è per la mente e per il cuore, ma ogni giorno l’amore che provo è più forte e con tutta questa potenza caccerà le nubi e vedrà indisturbato il cielo stellato.

Roberta, Piacenza

racconto dall'inghilterra

Nota dell’editore: questa riflessione mi è stata inviata da un mio studente inglese, il 15 di marzo. Il testo non è stato tradotto, ma scritto di prima mano in italiano, nonostante la sua lingua materna sia l’inglese. Ho deciso di non apportare correzioni alla versione originale, perché penso che così sia stupenda.

Ciao Barbara.

Dopo che io abbia ricevuto il tuo email, ho deciso di scrivere qualcosa (dopo che mi sono lavato le mani) per dare una prospettiva da Inghilterra.

Certamente, viviamo in tempi senza precedenti. Qui in Inghilterra, la paura e l’ansia sembrano diffondersi più rapidamente del virus. Quindi, credo che sia più importante che mai diffondere gentilezza.

Guardiamo i nostri amici in Italia e la loro situazione, e sappiamo quello che arriverà. Il nostro governo ha, fino ad ora, seguito una strategia diversa di quello degli italiani. Così tanto che alcune persone qui ha detto che il governo non stanno facendo di abbastanza e la loro strategia può essere sintetizzato come segue, in modo umoristico (scusa Barbara, il seguente è lo stesso del video che ti ho mandato prima con WhatsApp):

Fase uno: Non succederà niente.
Fase due: Potrebbe succedere qualcosa, ma non dovremmo farci niente.
Fase tre: Forse dovremmo fare qualcosa al riguardo, ma non c’è niente che possiamo fare.
Fase quattro: Forse c’era qualcosa che avremmo potuto fare, ma ormai è troppo tardi!

Chissà se abbia ragione il nostro governo. In ogni caso, preferisco rimanere positivo e ripetere il mantra “andrà tutto bene”.

Ho chiesto ai nostri amici in Italia se sia un grande problema, ora che tutti i ristoranti sono chiusi. Mi hanno detto che, purtroppo, tutti i ristoranti consegnano a casa, compreso la pizzeria, la pasticceria e la gelateria. Insomma, stanno ingrassando a casa e, quindi, sembra che un sintomo del virus è avere una pancia più grande!

Ho appena sentito che il presidente degli stati uniti oggi ha dimostrato di essere negativo per il virus; allo stesso tempo, lo hanno testato per i cervelli, ma purtroppo il risultato del test è stato lo stesso.

Almeno il virus ha smesso tutte le persone qui di parlare su Brexit!

Allora, sto solo scherzando, io so certamente che la situazione è molto grave per tutto del mondo e esorto tutti a rimanere forti e uniti e possiamo combattere questa situazione orrenda insieme.

Un abbraccio (oppure un tocco al gomito)
Neil.

Neil, UK

Nota dell’editore: questa riflessione mi è stata inviata da una mia studentessa americana, il 15 di marzo. Il testo non è stato tradotto, ma scritto di prima mano in italiano, nonostante la sua lingua materna sia l’inglese.

Oggi la nostra situazione è cambiata rapidamente sulla costa orientale degli Stati Uniti. New York sarà in totale blocco nei prossimi giorni. Washington DC ha chiuso tutte le scuole e gli eventi per 6-8 settimane e gli aeroporti potrebbero chiudere. Oggi alla fine è stato detto alle persone di età superiore ai 60 anni di rimanere dentro. Il mio mondo è cambiato come quello di tutti. Sto piantando un giardino di primavera e praticando il mio italiano oltre a suonare la mia chitarra. La mia cucina è diventata abbastanza creativa. Dall’altra parte della strada da casa mia puoi vedere che la nostra primavera è arrivata. Ecco il nostro nuovo cucciolo di nome Augustus e il nostro cortile oggi. È arrivata la bella primavera.

Kim, Washington DC

racconto dall'inghilterra

Nota dell’editore: questa riflessione mi è stata inviata da una mia studentessa inglese, il 16 di marzo. Il testo non è stato tradotto, ma scritto di prima mano in italiano, nonostante la sua lingua materna sia l’inglese.

Noncuranza o reazione eccessiva?

Tutti parlano del coronavirus; è impossibile scappare da lui. È difficile comprendere la gravità della situazione qui vicino. Vivo in una regione rurale al confine tra Worcestershire e Herefordshire e al momento, ci sono quattro casi nelle due province. Ovviamente, parlo dei casi confermati. Senza dubbio, ci sono molte più persone che soffrono di questa malattia. Probabilmente, la maggior parte dei pazienti avrà una malattia lieve. Sfortunatamente alcuni di loro diventeranno gravemente malati.

Credo che la cosa peggiore in questa situazione sia l’insicurezza – non sappiamo che cosa succederà. I giornali popolari non stanno aiutando la situazione con i loro titoli spaventosi che hanno creato panico. Possiamo vedere gli effetti nei supermercati con i loro scaffali vuoti. Non ci fidiamo dei nostri politici e perfino gli esperti non sono d’accordo; alcuni dicono che la strategia del governo è corretta però ci sono altri che dicono che dobbiamo seguire l’esempio di altri paesi come l’Italia.

Anche se ogni morte è una tragedia per la famiglia e gli amici, anche l’economia sarà una vittima del virus. Molte persone perderanno il loro lavoro e ci saranno molte bancarotte. A oggi, in Inghilterra, non c’è nessun consiglio ufficiale rispetto a quarantena totale, comunque la gente sta prendendo le loro decisioni di evitare luoghi pubblici. Dove abito, alcuni eventi sono stati cancellati e il centro della città è abbastanza vuoto.

Per quanto mi riguarda, non ho paura di questa infezione, pero ho paura della quarantena. Dato che vivo da sola, ho bisogno di andare fuori e socializzare. Non c’è nessuno sostituto del contatto umano.

Caroline, UK

testimonianze durante la quarantena

Volevo condividere qualche riflessione incoraggiante, dato che in tanti ci troviamo nella stessa condizione in questo momento particolare, che certamente non dimenticheremo ma che magari domani ci strapperà un sorriso tornando con la mente a questi giorni eccezionali.

Dato che per mia natura cerco di vedere il lato positivo delle cose, pensando che concentrarsi sul negativo non aiuti a migliorare la giornata, nei giorni scorsi mi è venuto in mente un aspetto positivo che questa situazione sta creando di riflesso, ossia che questo stop forzato di varie attività sta nettamente migliorando la qualità dell’aria che respiriamo, soprattutto in pianura, in cui i livelli di particelle tendono ad essere particolarmente alti.

Non solo, pensiamo soprattutto alla Cina, in cui si concentra una grandissima parte della produzione mondiale, con controlli molto
scarsi o quasi nulli sulla compatibilità ambientale dei processi, che si è fermata per oltre un mese. Oppure agli Stati Uniti, che lo vogliano o no saranno costretti ad adottare misure simili alle nostre, con conseguente beneficio sull’ambiente.

Nel mio fantasticare mi è quasi sembrato un tentativo estremo di “Madre Natura” di farci fermare a riflettere su quali di tutte le nostre necessità siano quelle effettivamente indispensabili e di quali possiamo fare a meno. Insomma da questa situazione potremmo trarre beneficio con comportamenti virtuosi da utilizzare anche domani.

Per coincidenza (o forse no?) ho trovato un articolo di Forbes che parla appunto di questo “boomerang positivo “ generato dal Coronavirus, di cui vi lascio il link qui, nel caso vogliate leggerlo. In pratica con queste limitazioni ci stiamo facendo un doppio favore!

Allo stesso modo, in questi giorni di “reclusione forzata” potremmo dedicarci alla lettura di un libro che non riuscivamo a terminare, approfondire qualche tema/competenza che ci interessa, o pianificare un viaggio per quest’anno, in modo da poter pensare a questi giorni come un’opportunità. Io in particolare nei miei ritmi abituali fatico un po’ a trovare la tranquillità di dedicarmi a queste attività avendo sempre altro da fare.

Anche questo articolo è un’opportunità creata dal Coronavirus e alla fine sono contento di aver avuto il tempo di scriverlo!

Alessandro R.

#iorestoacasa e vi lascio una ricetta così buona, che vorrete starci anche voi per prepararla. I miei biscotti super burrosi sono a prova di Coronavirus: niente solleva gli umori come loro! – Alice

250 gr burro
200 gr zucchero canna
100 gr zucchero bianco
2 uova
350 gr Farina
1 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaino di amido mais
200 gr di cioccolato

Montare con le fruste elettriche o planetaria il burro ammorbidito e lo zucchero in modo da ottenere un composto morbido ed omogeneo. Incorporare le uova una alla volta, sempre con l’aiuto delle fruste elettriche.
Unire al composto la farina, il bicarbonato e il mais. Una volta che il tutto si è amalgamato, aggiungere il cioccolato.
Formare delle palline, disporle su un piatto e porre in freezer per 30 minuti.
Preriscaldate il forno a 180 gradi ventilato.
Trascorso il tempo o necessario, togliere le palline dal freezer e disporle a una teglia ricoperta di carta forno. cuocere per 25 minuti.

Alice A.

Questa storia è stata scritta prima delle più recenti disposizioni sulla quarantena.

Sento dentro di me una sorta di angoscia, uno stato di apnea emotiva.
Ricevo tante notizie, troppe, piene di parole e numeri e cifre spaventose. Alcune vere, altre false, non riesco a riconoscere la differenza e questo mi manda in panico. Spengo il telefono, tolgo addirittura internet. Voglio disintossicarmi. Passa un’ambulanza. Oggi le ho contate: 15.

Lavoro come babysitter e, nonostante vorrei restare sotto le coperte tutto il giorno, non posso lasciare sola la famiglia. I genitori lavorano, la madre è una dottoressa all’ospedale di Piacenza. Ogni giorno torna con un nuovo comunicato: “35 nuovi contagiati. 5 morti”. “Oggi 6 morti, uno giovane”.


È un bollettino di guerra che accresce il mio stato di ansia, ma capisco anche che sia un modo, per lei, di sfogarsi. Ogni volta che sento un’ambulanza, penso a quei numeri. Persone, non numeri. Persone che
stanno male, che sono spaventate, che piangono e tremano.

Sorrido di me stessa, sono catastrofista in questo periodo. È strano, in effetti. Sono una persona solare, positiva, ottimista per natura. Ma questo periodo mi sta mettendo a dura prova. Sarà perché sono qui da sola?! Il mio compagno è via per lavoro, ma anche se fosse qui mi direbbe che è inutile preoccuparsi e si sa, queste frasi non sono mai d’aiuto. I miei suoceri sono ancora al mare e ci resteranno fino a fine mese. I miei genitori abitano altrove, ci separa la zona rossa e non riusciamo a vederci. Non che li vedessi molto, prima di tutto questo, ma ora che so di non poterli vedere, non penso altro che a loro.

Un’altra ambulanza. Un’altra fitta. Passerà, andrà tutto bene. Me lo ripeto come un mantra da ormai due settimane. Cammino verso casa, la gente è di fretta, si scosta, non ti guarda. Se osi tossire, semini il panico. Qualcuno
ha la mascherina, qualcuno fuma una sigaretta inspirando a pieni polmoni, passa un uomo schivandomi mentre fa jogging. Mi chiedo chi dei tre sia il più folle.

La città si divide tra chi se ne frega e chi è in panico, io mi sento nel limbo. Nemmeno in questo caso trovo il modo di sbilanciarmi. Arrivo nel mio quartiere, di solito sempre trafficato, sempre pieno di voci e risate di bambini nel parco. Oggi c’è il silenzio. Nemmeno il cane dei vicini abbaia, oggi.

Apro la porta e mi accoglie la mia gatta rotolandosi tra i miei piedi. La accarezzo e butto la faccia nel suo pelo lungo. Guardo la finestra della sala, illuminata di rosa e arancione: segno che fuori c’è il tramonto. Butto la giacca e le scarpe in un angolo. Un brivido freddo mi scorre nelle vene. Mi guardo intorno e inspirando a pieni polmoni ritrovo il mio equilibrio: sono a casa.

Chiara B.

lezioni di italiano a stranieri

Questa sera vi racconto una storia che si colloca in uno spazio indefinito. A guardarla dall’esterno, pare piuttosto semplice: i personaggi sono io e il mio computer, o forse meglio sarebbe dire io e il mio lavoro. Lavoro da remoto e lo facevo anche prima della quarantena, quindi in questa storia non succede apparentemente niente di strano.

Se però ci avviciniamo un po’, ecco che dentro quello schermo compaiono delle facce. Persone che parlano con me in un italiano non del tutto corretto, perché lo stanno imparando: sono i miei studenti, che da un anno a questa parte ho avuto la fortuna di conoscere grazie a Online Italian Club, la scuola online che mi ha permesso di esercitare per la prima volta questa professione.

Mi incontro con ognuno di loro tutte le settimane, per almeno mezzora. In tutto parlo con una media di 15 studenti a settimana, il che significa che sono più aggiornata sulle loro vite di quanto non faccia con le mie amiche.

In questo abbondante anno mi sono resa conto di quanto sia facile aprirsi a uno sconosciuto, specialmente quando la limitatezza di lessico obbliga a essere piuttosto diretti nel comunicare ciò che si ha in mente. Al contempo, si crea un rapporto che ha come base una continuità che permette di conoscersi meglio, giorno dopo giorno.

In questo periodo in cui gli occhi sono puntati sull’Italia, non potete immaginare quanti messaggi di solidarietà abbia ricevuto. Mi hanno chiesto se stavo bene, se la mia famiglia stava bene. Mi hanno scritto parole rincuoranti come “andrà tutto bene”, potenti anche senza accento o doppie. Mi hanno fatto ridere, presentandosi alla nostra videochiamata con una mascherina addosso per evitare il contagio via Skype. Mi hanno proposto di inviarmi pacchi di cibo dagli Stati Uniti, quando qui in Italia eravamo ancora nella fase di panico da razzia nei supermercati. Mi hanno ascoltata, con interesse verso il loro futuro, ma anche verso la forza di noi italiani.

Mai una volta hanno mostrato atteggiamenti discriminatori nei miei confronti o nei confronti del popolo italiano e – ora che ci penso – sono stati i primi a spostare l’attenzione dal contagio alla salute. “Il mio vocabolario da malattie è ricchissimo ora!” mi ha detto Michal dalla sua casa di Manchester. “Spero tanto di poter venire presto in Italia” mi ha scritto Kirsten, dal suo ufficio di Stavanger.

Barbara B.