Castello Cracovia

Le mie prime settimane a Cracovia

Se me lo avessero raccontato, non ci avrei creduto. O forse avrei pensato che il protagonista di tale storia fosse un essere sovrannaturale, una persona in grado di affrontare le avversità con dei superpoteri (o forse solo dei super anticorpi…).

Murales Cracovia
Murales in via Krupnicza, Cracovia

E invece no, la protagonista questa volta sono proprio io, insieme agli altri sei ragazzi con cui condivido una camera di ostello nel centro di Cracovia. Ho iniziato questa esperienza due settimane fa, ma solo ora riesco a raccogliere le idee per parlarne. Ora, il fatto che ogni mattina debba condividere il bagno con decine di sconosciuti provenienti da tutto il mondo o fare colazione su un minuscolo tavolino mentre qualche capellone spagnolo sorseggia una birra e una ragazza pallida come un cencio cucina cipolle e wurstel su un minuscolo fornello elettrico da campeggio… mi sembra del tutto normale. Ho imparato a destreggiarmi con una certa abilità tra gli alimenti accatastati nel frigorifero e la maggior parte delle volte riesco pure a ritrovare il mio pezzo di formaggio o il pomodoro che ho lasciato la sera prima. Altre volte, invece, trovo la bottiglia del latte aperta e bevuta da qualcuno che evidentemente non ha fatto caso che ci fosse il mio nome scritto sopra… sarà per via della lingua, vediamola così.

Vivere in un ostello, con la prospettiva di rimanerci per due mesi, è un’esperienza terapeutica. Dico sul serio. Se riesci a superare i primi dieci giorni, non c’è niente che tu non possa affrontare in futuro. Per me, che non riesco ad addormentarmi se c’è un singolo raggio di luce che filtra dalla finestra o se le lenzuola non sono perfettamente pulite e distese, è stato un vero trauma: la prima settimana non mangiavo, non dormivo e non riuscivo a parlare, nemmeno nella mia lingua materna. Io e la mia bolla proseguivamo per inerzia: ci sforzavamo di andare a lavorare, presentandoci agli studenti con piani di lezioni tanto confusi quanto profonde erano le occhiaie che solcavano il mio viso.

Insegnare italiano è tutt’altro che semplice. Anzi, diciamo pure che è un gran casino. Le variabili in gioco sono tantissime: il livello degli studenti,  la loro età, la loro numerosità, la loro provenienza culturale. Gli studenti polacchi, in particolare, sono molto diligenti e silenziosi… fin troppo. Quando rivolgi loro la classica domanda “Hai capito?”, semplicemente ti fissano. Nel migliore dei casi, ti riempiono di quesiti circa la grammatica e allora lì sì che c’è da ridere. Lo sapevate che la lingua polacca non prevede l’uso di articoli? Forse ora sarà più semplice comprendere i miei sforzi nel far capire loro che “un” tavolo è diverso da “il” tavolo, che poi sarebbe “dal” tavolo. Ah, sempre che sappiano cosa significhi tavolo, o frullatore, o brocca o canovaccio… voi lo sapete come si dice in inglese? Io no.

Sì, in queste settimane ho pensato più volte di mollare tutto. Mi ero sopravvalutata: avevo pensato di riuscire a gestire il mio lavoro da copywriter e contemporaneamente portare avanti questo nuovo progetto come insegnante di italiano (e magari nel frattempo visitare pure la città come una vera travel blogger). Il blocco linguistico, la disorganizzazione a cui mi sono trovata di fronte e la differenza di età che ho riscontrato rispetto ai miei coinquilini stavano per farmi soccombere.

Museo nazionale Cracovia
Un dipinto che si può ammirare nella sede del Museo Nazionale di Cracovia, la sede al primo piano della piazza principale (la domenica è gratis!)

Ma poi, tac: è scattato qualcosa. Ho iniziato a recuperare le ore di sonno, ho iniziato a fregarmene delle mie abitudini alimentari e a provare cose nuove, mi sono resa conto che io e i miei nuovi amici non siamo poi così diversi. Sì, a loro piace andare nei clubs to party, ma amano anche parlare per ore delle differenze che intercorrono tra le nostre culture, dei problemi della società contemporanea e delle prospettive di miglioramento. Hanno poco più di vent’anni e un background colorato come il loro spirito. Sono curiosi, interessati e appassionati, ma soprattutto aperti a nuove conoscenze.

Caffetteria notturna Cracovia
Charlotte, una caffetteria nel centro di Cracovia aperta fino all’una di notte: perfetta per lavorare il sabato sera!

E, qui a Cracovia, fare nuove amicizie è davvero semplice. Ieri, per esempio, mi trovavo in un bar per scrivere un articolo e mi è capitato di aiutare delle studentesse che stavano facendo i compiti di italiano. Quando mi hanno sentita parlare, i loro occhi si sono illuminati e mi hanno subito chiesto il numero di telefono pregandomi di potermi contattare per dare loro lezioni private, invitandomi a non esitare a chiedere loro aiuto per qualsiasi problema mi trovassi ad affrontare in città: “Noi traduciamo per te”, mi hanno detto con un sorriso enorme. Nel pomeriggio poi ho conosciuto due ragazzi italiani che mi hanno raccontato di  lavorare all’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia per conto del progetto Erasmus+, suggerendomi di passare a trovarli e di partecipare agli eventi che organizzano, come le serate dedicate alla cucina italiana. Mi hanno raccontato entusiasticamente che il direttore dell’associazione è una persona splendida, che si impegna profondamente nel cercare di integrare la comunità italiana in Polonia, in un’ottica di scambio culturale poroso, ben distante dall’idea di “ghetto”.

Ogni volta che rivelo la mia identità, il mio interlocutore polacco si accende di entusiasmo e comincia a dirmi quanto ami la musicalità della lingua italiana, la cucina italiana e le città italiane… spesso mostrandosi molto più competente di me riguardo al patrimonio artistico nostrano. E io rimango lì, mezza imbambolata e mezza onorata per tutti questi complimenti gratuiti, sentendomi d’un tratto carica di responsabilità per rappresentare il mio Paese all’estero (e anche un po’ fiera).

Oltre ad avere questa passione smisurata per l’Italia, i primi polacchi che ho conosciuto hanno decine di altre passioni: gli studenti partecipano attivamente alla vita universitaria, studiando le lingue, praticando sport (nella facoltà di Economia c’è addirittura una piscina!), organizzando eventi artistici e musicali. Tutti amano Cracovia (e come dar loro torto), città universitaria dal fascino antico, la cui immensa piazza centrale è attraversata ogni giorno da fiabesche carrozze trainate da cavalli e animata dal brusio del mercato coperto, e sono entusiasti di farti conoscere tanto i luoghi più famosi, quanto quelli più nascosti.

Università Cracovia
La vista dal bar dell’Università di Cracovia, facoltà di Legge

Tra i primi si annoverano senza dubbio il locale degli shots per eccellenza, che si trova al numero 6 della frequentata via Szczepanski: non fatevi intimorire dai gusti strani che troverete scritti sul tabellone dietro al bancone di BaniaLuka (sono scritti in polacco, ma potete intuire qualche ingrediente)… sono tutti deliziosi e non eccessivamente alcolici. Se, dopo qualche giro di shots, voleste fare serata in un ambiente internazionale… allora il Teatro Cubano è ciò che fa per voi (se vi piace il Reggaeton, non sarà difficile rimanere in via Jagiellońska 10 fino a chiusura).

Se invece cercate qualcosa di davvero esclusivo, frequentato solo dai localsallora vi suggerisco di cenare da Kuchnia U Babci Maliny. Trovare questo peculiare ristorante (anche se l’aggettivo è decisamente riduttivo) è parte del divertimento: si trova infatti nascosto all’interno di un museo (Polska Akademia Umiejetnosci), collocato nel seminterrato e accessibile unicamente dal cortile esterno. Qui la scelta di pierogi è davvero eccezionale: io vi consiglio di assaggiare quelli con patate e formaggio (ruskie), che sono senza alcun dubbio i miei preferiti (in inglese sono tradotti come “dumplings”, in italiano potremmo chiamarli “ravioli”).

Secret Bar Cracovia
Il Bar Segreto di fianco a Pizzatopia

Per un dopo cena alternativo, vi suggerisco di provare il secret bar a fianco di Pizzatopia, nella stessa via del locale degli shots. Per accedervi dovrete aspettare che qualcuno apra la porta del condominio e poi salire al secondo piano. Troverete una porta che si aprirà solo dopo aver digitato un codice (venerdì sera era 2589, ma potrebbe cambiare… non ne ho idea.) Accolti da un inquietante manichino-receptionist, verrete subito catapultati in un locale dal forte animo bohémien, dove potrete trascorrere una serata tranquilla bevendo birra artigianale servita nel piccolo e caratteristico bar e mangiando il cibo che vi porterete da casa o da un altro ristorante (siete liberi di farlo, non c’è nessun problema).

Avrei così tante altre cose da dire: vorrei raccontarvi ancora delle strane abitudini polacche che ho riscontrato, a cominciare dalla mancanza di semafori per le strade fino all’esistenza di mense popolari (dalla deliziosa cucina casereccia) a cui chiunque può accedere pagando per un intero pasto meno di tre euro… ma ora devo andare. Oggi ricorre il centesimo anniversario dell’Indipendenza della Polonia e non voglio perdermi la marcia di mezzogiorno in piazza… dicono che sia qualcosa di davvero speciale.

Proiezione in occasione del centesimo anniversario dell’indipendenza della Polonia
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