Scatti di Sicilia

L’aereo rimbalza un po’ sulla pista prima di frenare rapidamente, finalmente eccoci in Sicilia per le vacanze estive.

Siracusa

Raccogliamo i nostri effetti personali e, quando arriva il nostro turno di scendere dall’aereo, sentiamo il calore dell’aria che ci dà un brivido di emozione; qui è davvero dove inizia la vacanza. La nostra prima tappa a Siracusa ci aspetta, andiamo alla scoperta di quello che lei ha da offrirci.

Il giorno dopo, facciamo una passeggiata per la città quando all’improvviso ci troviamo in una piazzetta,
sul lato dove la facciata di una chiesa antica richiama la nostra attenzione.

Sopra i due grandi cancelli di legno si trova un rosone a fianco di due celle campanarie. C’è semplicità in questa chiesa, nel rosone il vetro non c’è, vediamo solo l’azzurro del cielo; anche le celle campanarie sono vuote, ma possiamo immaginare le campane di anni passati suonare, richiamando i fedeli alla preghiera. La facciata brilla alla luce del sole, creando un’atmosfera accogliente che ci invita a sbirciare dietro i cancelli per vedere che cosa si nasconde dentro. Li spingiamo e si aprono, il che ci fa vedere l’interno di una chiesa, sì, ma una chiesa un po’ diversa; ci sono le file di sedie bianche e l’altare che ci aspettavamo, ma al posto del pavimento di pietra c’è la ghiaia e quando alziamo lo sguardo al posto del tetto c’è solo il cielo, un quadro di luce incorniciato da muri color miele.

Insieme alle piante che si arrampicano sui muri, questa mancanza dei confini dà veramente una sensazione di pace.

Presi da una voglia di informarci, apriamo la guida che ci dice che siamo nella Chiesa di San Giovanni Battista, ma per ora questo ci basta, ci sarà tempo più tardi per leggere di più. In questo momento ci sediamo, ci guardiamo intorno e ci godiamo questo momento di tranquillità. Quando usciamo, in piazza non c’è nessuno, solo un gatto che vaga pigramente in giro in cerca di un posto all’ombra per dormire.

Un gatto che dorme a Siracusa

Ci lasciamo alle spalle la pace di quella chiesa aperta ai cieli e, attirati dal trambusto rumoroso del mercato, facciamo un giro per la strada in cui cui troviamo le bancarelle gomito a gomito, ognuna con la propria specialità: pesce crudo mantenuto fresco sul ghiaccio che si scioglie e cola dal tavolo in strada, verdura fresca di tutti i colori: pomodori rossi, melanzane di viola intenso, frutta raccolta direttamente dagli alberi, il cibo da cucinare a casa o (e qui ne approfittiamo per placare la fame con due panini della famosa paninoteca) da mangiare adesso, su due piedi.

Il mercato di Siracusa

Accompagnati dalle grida dei venditori, ci facciamo strada attraverso la folla e quando con la coda dell’occhio vediamo una bancarella che vende il nostro marzapane al pistacchio preferito, ci fermiamo lì per comprarne un po’. Il venditore lo mette in borsa, prende il nostro denaro con un sorriso e si volta per servire il prossimo cliente; c’è sempre il prossimo cliente in attesa in questo mercato.

Man mano proseguiamo lungo la strada assorbendo i sapori, i suoni e le immagini, mentre diventa sempre più affollata e diventiamo un tutt’uno con la massa di persone che si muove da una bancarella all’altra.

Andiamo in giro mentre il sole ci picchia implacabilmente sulla testa, siamo al Parco Archeologico della Neapolis che si trova adesso con una certa ironia nella parte più moderna di Siracusa. Qui, tra gli altri, troviamo la caverna soprannominata “l’orecchio di Dionisio”, dove, secondo la leggenda, chi ascolta dall’apertura in cima alla collina, riesce a capire quello che viene detto nella caverna, 20 metri sotto i piedi.

Avviciniamo le orecchie il più possibile al buco, come ha fatto Dioniso stesso così tanti anni fa, e quasi ci aspettiamo di sentire le voci del passato, ma niente. Qui, comunque, c’è davvero un senso di contatto con la Storia nella consapevolezza che i nostri piedi stanno seguendo gli stessi percorsi su cui hanno passato gli antichi migliaia di anni fa.

In realtà fa troppo caldo per apprezzare gli edifici antichi nel modo che meritano, ma ci sforziamo e facciamo del nostro meglio, costringendoci a lasciare l’ombra per fare un giro intorno a un teatro prima di ritirarci di nuovo al sollievo dell’ombra; ma a volte dobbiamo accettare che non possiamo fare tutto e ammettiamo la sconfitta e lasciamo il parco al sole e a chi ci è più abituato di noi.

Costruito su e con i resti di un tempio greco, vediamo i pilastri del tempio originale incorporati nelle grandi mura del Duomo di Siracusa. Sta per cominciare un matrimonio; gli ospiti si raccolgono sul pavimento di marmo della piazza, le donne con i vestiti eleganti, di tanti colori e gli uomini che portano abiti scuri e gli occhiali da sole, sono tutti indossati con stile. Gruppi si formano e, all’arrivo dei nuovi ospiti, si dividono e si riformano e l’aria diventa piena di chiacchiere. Prendiamo posto a un tavolo del ristorante opposto, ordiniamo qualcosa da bere e facciamo il solito gioco mentre osserviamo la gente; chi è la più elegante? Che relazione c’è tra quei due? Queste due qui devono essere madre e figlia, la somiglianza non si può negare.

Più tardi, mentre il sole lascia il posto alla luna, attratti dalla musica che arriva sul vento torniamo alla vitalità della piazza e troviamo che proprio accanto alle scale del Duomo ci sono delle coppie che ballano il tango. Insieme a tanti altri, ci raggruppiamo intorno ai ballerini, ci perdiamo nella passione e nella magia della danza e, bagnata dalla luce della luna, ci sentiamo parte della vita pulsante della città.

Piazza Duomo a Siracusa di notte

Usciamo da Siracusa il giorno dopo; ci dirigiamo verso il mare del sud, la nostra meta una piccola casa che si apre proprio sulla spiaggia; abbiamo affittato questa casa l’anno scorso e anche quello prima. Appena raggiunta la nostra destinazione, apriamo la porta della casa e lì davanti a noi c’è la vista che ricordiamo. Possiamo vedere dritto attraverso la casa, la finestra inquadra la sabbia dorata e il mare; il mare azzurro e limpido che diventa nella distanza quasi tutt’uno con il cielo; il mare con le onde che si infrangono dolcemente sulla sabbia in modo ipnotico, ognuno lasciando una traccia di schiuma che rimane solo fino all’arrivo della prossima.

La vista da Beach House

Facciamo tanti giri di un giorno mentre restiamo in questa casa, ma siamo sempre felici di ritornare e vedere di nuovo questo panorama. La sera prendiamo due bicchieri e una bottiglia di vino e mettiamo le nostre sedie di plastica sulla sabbia così vicino all’acqua da poterci sedere con i piedi in mare. Auguriamo “buonasera” a chi passa e scambiamo qualche parola con loro, e tra noi parliamo della nostra giornata, delle nostre speranze e dei nostri progetti per il futuro.

La spiaggia e le sedie

Un giorno di pace e tranquillità segue l’altro finché, quasi senza accorgercene, all’improvviso la nostra vacanza è finita. Facciamo le valigie, diciamo addio al padrone di casa e prendiamo la strada per l’aeroporto di Catania dove, con una scossa, ancora una volta ci troviamo nel trambusto della vita quotidiana. Una volta sull’aereo, allacciamo le cinture di sicurezza e sbirciamo fuori dal finestrino per regalarci l’ultimo assaggio di Sicilia; siamo già sicuri che torneremo, ci sono ancora così tanti altri luoghi che restano da scoprire in questa bellissima isola.

L’immagine di copertina è di Who’s Denilo ? su Unsplash

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