Parco del Gran Paradiso Valle D'Aosta

Trekking nel Gran Paradiso: dormire nei rifugi di alta montagna

Il mare è bellissimo e la montagna…. la montagna lo è di più. Più passano gli anni e più capisco che non c’è storia, il mio cuore è molto più verde che blu e l’affanno nella mia testa – il cui groviglio tra passato, presente e futuro si complica ogni secondo che passa – se sulla spiaggia viene illusoriamente placato da un sole atrofizzante, in montagna viene sciolto come un nastro che si libera al vento, passo dopo passo.

Per questo, appena posso, vado a camminare tra i monti, che si tratti delle Dolomiti a cui sono affezionata fin da bambina, delle vicine vette della Val d’Aveto di cui ho troppo tardi scoperto la bellezza o delle maestose montagne che disegnano il profilo del Parco Nazionale del Gran Paradiso, con le loro punte bianche ricoperte da ghiacciai perenni.

È proprio qui che l’anno scorso ho deciso di trascorrere la settimana di ferragosto, provando la nuova esperienza di un giro di trekking tra le cime della Valle d’Aosta, dormendo ogni notte in un rifugio diverso. Tra le sfide che mi attiravano in questa vacanza inconsueta, c’era indubbiamente il fatto che avrei potuto portare con me un unico zaino, contenente tutto il necessario per vivere cinque giorni lontano da casa, togliendo per forza di cose il superfluo dalla mia routine (se non volevo soccombere sotto il suo peso).

Sono partita con altre cinque persone, inconsapevoli come me di quanto ci avrebbe aspettato una volta abbandonate le auto al parcheggio di Le Pont (1961 mt), prima di incamminarci verso il Rifugio Tetras Lyre, dove avremmo dormito in attesa della prima camminata del giorno seguente. Per comodità, avremmo seguito un itinerario già compiuto da un conoscente nell’estate precedente: solo in seguito ne avremmo scoperto i dettagli e… le premesse.

13 agosto 2018 – La partenza del giro

Sentiero Gran Paradiso
Comincia l’avventura

Partiamo da Piacenza in direzione Aosta, dove sostiamo per fare rifornimento di metano e consumare un pranzo al sacco frugale. Da Aosta fino a Le Pont impieghiamo altri 30 minuti di guida e ci ritroviamo in un comodo parcheggio circondato dai monti e poche case (tra cui un minimarket), dove l’aria è frizzantina e i passanti sono tutti colorati, vestiti con abbigliamento sportivo più o meno tecnico.

Camminiamo lungo la vallata fino al Rifugio Tetras Lyre (1996 mt), che incontriamo dopo soli 15 minuti. Veniamo accolti gentilmente e sistemati in una stanza con altre tre persone: noi dormiamo nel sottotetto, dove ci attendono sei letti, l’uno vicino all’altro. C’è un bagno in ogni stanza, con doccia calda e due wc comuni – uno per le donne e uno per gli uomini – in corridoio. Ceniamo alle 19 con un impeccabile servizio da ristorante, che ci fa scegliere il primo tra minestrone e pasta. Il piatto vuoto viene poi sostituito da un secondo di carne e polenta, che accompagniamo con un rosso valdostano. Dopo un dolce tiramisù e una partita a briscola, stendiamo il nostro sacco lenzuolo sul letto e ci addormentiamo (chi più, chi meno) in attesa dell’alba.

14 agosto 2018 – Scavallare il Gran Collet

Dopo una colazione tradizionale arricchita con torte e yogurt fresco, cominciamo la nostra avventura alle 8:45 per il sentiero 2a, passando per il Gran Collet (2832 mt). Il sentiero si rivela perseguire un dislivello di 800 metri. Durante la discesa si vede la valle, si sta quindi sulla sinistra e poi ci si ricongiunge alla strada principale: si vede prima il Rifugio Savoia (più grande) e, più su oltre il lago, ecco il Rifugio Chivasso dal tetto rosso.

Rifugio Chivasso da lontano
Rifugio Chivasso

Peccato che ci arrivino le auto, perché ci tolgono un po’ del merito per tutta la fatica compiuta (romanzata da una grandinata memorabile, di quelle che ti picchiettano fastidiosamente sulle gambe nude, perché un attimo prima c’era il sole e portavi i pantaloncini corti). Veniamo accolti da un gentile benvenuto, che ci fa dimenticare subito le nostre disavventure. All’interno di questa baita in legno, scopriamo scaffali ricolmi di libri sulla montagna.

Dentro Rifugio Chivasso
Rifugio Chivasso, interno

Mentre li sfogliamo, alcuni di noi azzardano una doccia, altri invece preferiscono non rischiare di avere scherzi gelati e rinunciano: veniamo infatti informati che l’acqua è da usare con parsimonia perché il rifugio non è servito dall’acquedotto, ma essa viene pompata a benzina dal lago.

Vista laghi dal Chivasso
La vista sui laghi dal Chivasso

Dopo una cena gustosa (iniziamo ad amare la cucina casereccia dei rifugi, che ci vizia lo stomaco dopo ore di cammino) ci raccogliamo nella nostra camerata da 6 con letti a castello in legno, robusti e attrezzati con mensole e appendini nei posti giusti. Non ci sono le prese di corrente in camera, quindi tutti gli ospiti lasciano in carica i loro dispositivi nella saletta dove abbiamo cenato e dove il giorno dopo faremo colazione. L’indomani, il simpatico gestore ci fa da bollettino meteo e ci spiega che lui e i ragazzi stanno sempre lì in caso di emergenza. Ci dice anche che è impossibile che non abbiamo mai visto una marmotta (dal giorno dopo scopriremo quanto ha ragione).

15 agosto 2018 – In cima al Col Rosset

Lago Rosset Valle D'Aosta
Lago Rosset

Partenza alle 8:30, subito dopo la colazione delle 7:15. Torniamo verso il Rifugio Savoia, seguendo le indicazioni 3B 3C 536. Passiamo per il Plan Rosset e arriviamo nei pressi di due bellissimi laghi. Lì teniamo la destra (Lago Rosset) e ci sembra tutto magnifico, finché  non arriviamo ai piedi del Col Rosset. Dinnanzi a noi si dipana una salita la cui pendenza riconosciamo subito come molto impegnativa (abbiamo ormai appreso a valutare correttamente lo scarto tra prospettiva dal basso e realtà), appena dopo aver attraversato un piccolo ghiacciaio.

Neve estate Valle d'Aosta
Attraversiamo il ghiacciaio

Arriviamo affannati ma vittoriosi fino in cima (3024 mt) dove tira un discreto vento.

Vista dal Col Rosset
Vista dal Col Rosset

Ci ritagliamo un triangolino di terra brulla e pranziamo al sacco. Facciamo finta di non essercene accorti, ma in realtà siamo tutti consapevoli che ci aspetta una difficoltosa discesa su pietraia.

Discesa su pietraia dal Col Rosset
La spaventosa discesa su pietraia

Diamo un altro morso al panino. Ci facciamo coraggio e, con cautela, scendiamo fino a tornare a quota 2819 mt.

Scendere dalla cima del Rosset
La nostra discesa

Proseguiamo poi lungo il sentiero 13a, tenendo sempre la sinistra. Bisogna tenere il versante, curvando sulla sinistra e fino a inoltrarsi in tratti più boscosi del solito (qui si sale abbastanza di nuovo). Finalmente, dopo l’ennesima curva, ecco apparire all’orizzonte tre rifugi, il primo dei quali è probabilmente una malga, il secondo è il Benevolo e il terzo (che dal Benevolo dista altri 15 minuti) è il mitico Dey Fond (2326 mt), il nostro.

Paesaggio dal rifugio Dey Fond
Paesaggio Day Fond

Quando arriviamo, scopriamo con stupore che il rifugio è gestito da Mustafa, un gentile ragazzo originario del Marocco che cucina un ottimo minestrone marocchino e cuoce nel forno a legna del gustosissimo pane marocchino impastato con le sue mani. Tutt’intorno a noi, decine di mucche stanno uscendo dalla grande stalla adiacente la baita.

Il rifugio Dey Fond
Il rifugio Dey Fond

Mustafa ci spiega i momenti in cui vanno al pascolo, per poi tornare quando oramai fuori è buio e il cielo è puntellato da una stellata difficile da dimenticare. Sotto quella manta brillante, consumiamo la nostra cena nel silenzio di alta montagna. Dopo un antipasto di formaggi e prosciutti e il minestrone con il pane, arriva il pezzo forte: un secondo di polenta accompagnata da salsiccette immerse in un sugo memorabile. Niente dolce, né alcool, ma siamo comunque sazi e felici. Abbiamo mangiato tutti insieme in cucina, che ospita al massimo 12 persone, come una numerosa quanto peculiare familia. La baita è tutta in legno, le porte delle camere sono identificate con simboli legati all’ambiente montano, gli interni sono caldi e accoglienti, oltre che in ciascuna camera c’è un ampio bagno con doccia. Quattro di noi dormono in una mansarda, raggiungibile con una stretta scala a pioli che diventa subito un divertimento; gli altri due si accomodano sul grande materasso del letto matrimoniale sottostante. Mustafa ci spiega che il proprietario del rifugio non è mai presente e che se c’è qualcosa di cui ha bisogno si deve arrangiare da solo.

Ruscello nel Gran Paradiso
Ruscello

ll giorno dopo, consumata la colazione all’ora concordata con lui (le 7, ma si sarebbe alzato anche prima in base alle nostre esigenze) lo vediamo saltellare giù per un ruscello più agile di uno stambecco. Sta andando probabilmente in paese a fare compere per i nuovi ospiti di quella sera. Anche noi nel frattempo siamo ripartiti con gli zaini più leggeri del previsto: avevamo chiesto a Mustafa se fosse stato possibile disporre del pranzo al sacco e lui ci aveva risposto di sì, probabilmente più per cortesia che per reale possibilità. In realtà non aveva abbastanza pane per tutti. Poco male, troveremo una soluzione. Salutiamo le mucche e ci mettiamo in marcia, resistendo a fatica alla tentazione di fermarci ogni due metri per scattare una fotografia.

16 agosto 2018 – Il Rifugio Le Marmotte

Marmotta da vicino
Marmotta

Torniamo verso il Benevolo, seguendo il sentiero 13 e rimanendo sul versante destro della vallata, ma a un certo punto attraversiamo il fiume su un ponte e cambiamo versante. La camminata è molto soft, in discesa e panoramica. Incontriamo una cascata e almeno 5 marmotte, finalmente.

Sostiamo in una baita che incontriamo lungo la strada e che è piuttosto turistica, per i nostri standard. Qui ci fermiamo a comprare i Ritter Sport, un must di ogni escursione in montagna che si rispetti. Proseguiamo, ma al posto di seguire la strada ci spostiamo oltre la Dora (dopo il rifugio si tiene la destra, poi il sentiero curva a sinistra e prosegue nel bosco, costeggiando il fiume).

Il fiume Dora
La Dora

Arriviamo quindi nel piccolo villaggio di Le Pellaud, costituito da graziose casine in sasso. Qui sostiamo in un ristorante che si chiama Café du Coin a comprare dei panini e mangiamo in riva al vicino lago.

Si sta bene, è una bella giornata e siamo attorniati da famigliole e passanti che si godono un turismo lento immerso nella natura. Dopo pranzo, proseguiamo verso il mulino e lo superiamo. Non siamo convintissimi di quale sia la giusta direzione per arrivare al Rifugio Le Marmotte (2037 mt), la nostra meta, e dopo un po’ di titubanze decidiamo di seguire l’istinto e di avventurarci in un “taglione” sul prato della collina alla destra del paese (sullo stesso versante del mulino), guardando dall’alto il paese alla nostra sinistra.

Perdersi in montagna
Perdersi tra i monti

Per fortuna, riusciamo a ricongiungerci con il sentiero 10A. A questo punto si sale per 50 minuti prima di arrivare al rifugio. La gestione è giovane, si tratta infatti di volontari dell’associazione Mato Grosso, che si occupa di missioni in America Latina e in quel luogo raccoglie fondi tramite la vendita di prodotti bio e oggetti peruviani. Io non resisto e mi compro una maglia tecnica della Karpos con il loro logo e sulla schiena una stampa spettacolare di montagne rocciose.

Rifugio Le Marmotte
Rifugio Le Marmotte

Dopo una cena toscana memorabile in una sala decorata in stile peruviano, dormiamo in una camerata da 8 persone con letti a castello e bagno in comune. Siamo un po’ preoccupati per il giorno seguente, perché il meteo non è favorevole e sappiamo di dover affrontare il dislivello più impegnativo di tutto il percorso: 900 mt.

17 agosto 2018 – La montagna e il meteo

La nostra sveglia è alle 6:00, perché vogliamo capire come si metterà la giornata e decidere cosa fare. Nessuno di noi ha voglia di tornare indietro, ma sappiamo anche che i nostri standard superano sempre le tempistiche indicate dai cartelli. Abbiamo paura di rimanere bloccati dalla pioggia in un luogo difficile da raggiungere e siamo perfettamente consapevoli che la montagna è imprevedibile e non va sottovalutata. La verità è che in questa vacanza siamo sempre stati sorpassati dai pochi passanti che incontravamo lungo il cammino, perché il giro che abbiamo scelto di fare è impegnativo e noi non siamo degli esperti.

Mucche al pascolo in alta montagna
Noi e le mucche

Ma soprattutto, ce la siamo goduta: ci siamo intrattenuti facendo fotografie al paesaggio, cantando, scherzando. Magari è vero, siamo andati lenti, o forse semplicemente abbiamo assaporato la montagna.

Paesaggio di montagna
Uno dei bellissimi scorci che ci regala il Parco del Gran Paradiso

Anche se durante la notte ha piovuto tantissimo e avremmo dovuto sentirci ancora più allarmati, è stato bellissimo trascorrere le ore al caldo del rifugio, sotto due coperte di lana in pieno agosto. A colazione il tempo era ancora incerto e per un momento abbiamo pensato di non partire. Sarebbe stato un grande problema perché saremmo dovuti tornare indietro e poi cercare un mezzo di trasporto fin quasi ad Aosta, per poi risalire nell’altra valle fino al parcheggio di Le Pont. Alla fine abbiamo aspettato le 7:30 e abbiamo deciso di incamminarci.

Montagna e maltempo
Immersi nelle nubi

Il sentiero parte da dietro il Rifugio delle Marmotte e risale verso il monte che si trova nell’angolo alle sue spalle, a ovest. La strada è tutta in salita ma abbastanza graduale (si sale di circa 200 metri in 200 metri). A un certo punto comincia la parte più rocciosa e ripida, che è stata meno faticosa grazie a un intrattenimento inaspettato: un’intera famiglia di camosci ci ha piacevolmente distratto e accompagnato fin quasi alla vetta.

Per me è stato molto divertente,in quanto la salita a un certo punto si è trasformata quasi in un’arrampicata, a tratti ferrata con corda.

Immersa nella nebbia
Sempre tra le nuvole

Una volta arrivati in cima, la soddisfazione è incredibile: abbiamo raggiunto il punto più alto del nostro giro (Col Entrelor, 3025 mt, che diventa subito “Entrecote”).

Cima Col Entrelor Valle d'Aosta
Cima Col Entrelor

Comincia poi una lunga discesa, inizialmente con una vista meravigliosa su tre laghetti, uno dei quali abbiamo soprannominato Coca-cola lake per la sua sagoma a forma dell’iconica bottiglietta in vetro.

Coca Cola Lake
Coca Cola Lake

Pranziamo poco dopo il lago, nei pressi di due bivacchi (o forse semplicemente si tratta di capanne utilizzate per l’allevamento). Piccola nota: ci accorgiamo che tutte le baite di montagna, comprese molte delle case ad Aosta, presentano i tetti con peculiari tegole in sasso.Mentre addentiamo l’ennesimo panino (non mi sono mai sembrati così gustosi come in quel viaggio) purtroppo comincia a piovere. Nonostante col senno di poi ci siamo ritenuti fortunati di aver scampato la pioggia durante la salita, le cinque ore sotto l’acqua incessante sono state impegnative anche se in discesa. Tra freddo e cali di pressione, finalmente arriviamo al punto in cui avremmo dovuto prendere l’autobus. Ma l’autobus non c’era. Perlomeno non all’orario che ci aspettavamo: avremmo dovuto aspettare almeno altre 3 ore. Demotivati ma decisi a risolvere la situazione, chiediamo aiuto a una famiglia che aveva parcheggiato l’auto vicino alla fermata del bus. Molto gentilmente, accompagnano due di noi fino a Le Pont (10/15 minuti di guida), che riescono così a recuperare le auto e venirci a prendere.

18 agosto 2018 – Aosta

Ci risvegliamo nell’ormai familiare rifugio Rifugio Tetras Lyre, che dopo le nostre avventure ci sembra un hotel di lusso. Abbiamo le spalle doloranti per il peso degli zaini e dorate dal sole. I muscoli delle gambe sono sodi e gli addominali tesi: il nostro corpo è più in forma e la pelle del viso più liscia, abbronzata e rilassata. Nei nostri occhi, si rispecchia una bellezza che, minuto dopo minuti, ci ha cullato l’anima e resi più leggeri. La verità è che non siamo stati sempre nel Parco del Gran Paradiso ma a un certo punto ci siamo intersecati con la zona di Rhemes. La verità è che quando sei in mezzo la natura i confini sfumano e i pensieri volano liberi senza freno di alcun tipo.

Paesaggio naturale Gran Paradiso
Piumini

Al rientro dal nostro giro, ci fermiamo ad Aosta per mescolarci ai turisti più comuni e riprendere gradualmente confidenza con l’urbanizzazione. Pranziamo in un posto un po’ appartato ma molto caratteristico, pur essendo moderno: una birreria chiamata B63. Concludiamo così, con una birra fresca e un wurstel chilometrico, il nostro viaggio indimenticabile.

Cosa portare per una camminata in montagna di 5 giorni

  • Zaino tecnico minimo 40 litri, massimo 50.
  • Abbigliamento:
    • una maglietta al giorno (sia in cotone, sia tecniche)
    • una canottiera
    • una maglia a maniche lunghe
    • pantaloni “allungabili” (o “accorciabili”, con le gambe rimovibili tramite cerniera)
    • pantaloncini in cotone
    • pantaloni della tuta
    • shorts per il viaggio
    • Almeno un paio di calzettoni al giorno
    • ll pile più pesante che avete
    • un giubbotto smanicato
    • un keeway +copertura zaino antipioggia/ mantella che copra anche lo zaino
    • mutande in abbondanza
    • 2 reggiseni tecnici ed elasticizzati (no spalline scomode, ferretto e quant’altro)
    • un foulard per il collo o la testa (rischio scottatura altissimo, anche per delle folte chiome come la mia)
    • guanti (fidatevi, ne avrete bisogno)
    • scarponi da montagna (da tenere su dalla partenza e devono essere assolutamente già rodati)
    • ciabatte infradito
  • Altro:
    • sacco lenzuolo (meno ingombrante del sacco a pelo, tanto le coperte le trovate nei rifugi)
    • cerotti (un sacco, per le vesciche e non)
    • bagnoschiuma e shampoo insieme
    • crema solare protezione 50
    • calendula per scottature
    • spazzolino, dentifricio, pettine, elastici e mollettine, burrocacao solare
    • forbici, pinzetta, limetta
    • coltellino svizzero
    • barrette energetiche (sempre siano lodate)
    • accendino
    • occhiali da sole
    • caricatore telefono
    • presa multipla
    • power bank
    • salviettine umidificate e profumate
    • asciugamano medio e grande in microfibra

Costi

Oltre al fatto che ciò che vi regalerà un viaggio del genere è impagabile, tenete conto che al giorno spenderete tra i 50 e i 60 euro. In tale cifra è inclusa una ricca cena e una ricca colazione e un pernottamento al caldo, su comodi letti. Poi, contate circa un 10 di euro per il pranzo e nulla di più (in mezzo ai monti, niente negozi!). Aggiungete le spese di viaggio, da dividervi se riempite l’auto, ed ecco a voi una meravigliosa vacanza low cost, che vi farà risparmiare di certo anche sull’iscrizione in palestra.

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