Firenze, le prime e le seconde volte

Qualche weekend fa sono stata a Firenze per la seconda volta. Si trattava di una di quelle occasioni in cui non sei tu a decidere, ma vieni in qualche modo trascinato dagli eventi o perché non avevi nulla da fare e hai detto “ma sì, ci vengo” o perché, come nel mio caso, hai fatto da accompagnatore/accompagnatrice a un’altra persona. La conseguenza è stata che, come prevedibile, nelle settimane precedenti continuavo a dimenticarmi sia dell’impegno sia della data.

Il fatidico giorno poi è arrivato e, senza troppa voglia di alzarmi alle 5 e mezzo del mattino per evitare di perdere il treno, sono partita alla volta di Firenze con un Frecciarossa … per la seconda volta. (La prima volta è stata per andare a Napoli).

Piccolo inciso: avete mai provato a prenotare un biglietto per uno di questi treni? Se amate le scelte, dovreste davvero sperimentare questa emozione: l’incrocio di variabili proposto da Trenitalia è qualcosa di incredibile. Un suggerimento: se ne avete la possibilità prediligete la classe Premium a quella Base, perché il costo del biglietto normalmente differisce di pochi euro, ma le poltrone sono più comode e in più avete diritto a un mini-snack e una bottiglietta d’acqua (oppure un bicchiere di vino!). In ogni caso, da ex pendolare che ha odiato profondamente le Ferrovie dello Stato, devo dire che Le Frecce mi piacciono un sacco e permettono di ricreare quella bella atmosfera dei viaggi in treno, così come viene trasmessa da certi film d’epoca o libri di Alessandro Baricco.

Arrivando alla stazione di Santa Maria Novella, ho notato una cosa che la prima volta (viaggiando in macchina) mi era sfuggita: si incontra subito una bella chiesa, per l’appunto la Basilica di Santa Maria Novella, con il suo piccolo giardino che introduce i passanti verso i punti più attrattivi del centro città. Era sabato mattina ed era presto, molti negozi non erano ancora aperti e il cielo era coperto quel tanto che basta a non farti morire di caldo, ma senza piovere … e io senza rendermene conto stavo abbandonando i miei soliti noiosi pensieri.

Camminare per Firenze è stato bellissimo … io non me la ricordavo proprio come una città così piacevole. Avevo un ricordo vago, più che altro fatto di un sacco di ressa, un sacco di caldo e un ponte spettacolare, quello sì. Diciamo però che al di fuori del Ponte Vecchio con i suoi storici negozi degli orefici, non è che mi ricordassi molto della città di Dante. Mi era piaciuto immensamente il Giardino dei Boboli, ovviamente, ma lo ritenevo un plus, qualcosa che non può essere considerato città … tutt’al più una sorta di oasi che permette una fuga dal caos cittadino, un po’ come Parco Sempione a Milano.

Vista dal Giardino dei Boboli

Tornando al Giardino dei Boboli mi sono invece resa conto che è una vera meraviglia, parte integrante della vita cittadina, forse molto più di certe vie del centro. Qui i fiorentini possono entrare gratuitamente (per i turisti l’ingresso costa 7 euro) e godersi la loro terra in santa pace: fare jogging, una passeggiata o leggere un libro mentre controllano la città dall’alto, che non si sa mai.

Giardino dei Boboli

C’era anche una mostra all’aria aperta, quando ci sono capitata io: una serie di sculture di arte contemporanea (contemporanea del 1990) che mi hanno davvero sorpresa. Come sempre, mi aggrappo a tutti quei dettagli che fanno parte della normalità (per esempio un semplice “allestimento all’aperto”) ma che a me fanno solo venire in mente delle domande: per esempio quanto tempo avrà impiegato Gino De Dominicis a realizzare la sua Calamita Cosmica? Si tratta di un’opera che rappresenta uno scheletro di dimensioni monumentali prestato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno alla mostra YTALIA (attiva dal 2 giugno al 1 ottobre in vari punti della città di Firenze, tra cui il Forte Belvedere). La scultura è di grande effetto e fa riflettere sulla dimensione del tempo che passa, sulla sua brevità, ma anche su quello che lascia … proprio come la maestosa cupola di Santa Maria del Fiore che le fa da sfondo.

Forte Belvedere

Mentre percorrevo la terrazza panoramica e lasciavo scivolare lo sguardo dalla città alle verdissime colline circostanti, pensavo al valore della nostra vita, un pensiero tanto banale quanto essenziale, da cui spesso scappiamo perché è troppo ovvio per perderci su del tempo. E invece è semplicemente stato bello e anche rilassante … pensare che è quella la vera vita, quella fatta di piccole e grandi scoperte, quella lenta, quella all’aria aperta. Quanto è fondamentale avere ogni giorno la libertà di fare quello che si vuole? Lavorare sodo per seguire una passione, esprimere la creatività e la forza che chiunque di noi si porta dentro, nelle forme che siamo capaci di usare. Ad esempio può una persona vivere di arte? La risposta a questa domanda è arrivata poco dopo.

Dintorni Firenze

Camminavo davanti agli Uffizi, ogni tanto scostandomi per evitare scontri con gli altri passanti, soprattutto perché la mia attenzione era catturata principalmente dai disegni degli artisti di strada e dalla loro rigorosa disposizione. Tecniche e dimensioni diverse, stessa modalità di vendita: volti accoglienti e prezzi abbordabili e infine un particolare … la licenza alla vendita esposta in modo ben visibile. E’ stato Narek Arakelyan a spiegarmi come funzionasse questa attività e io alla fine ho optato per uno dei suoi bellissimi quadretti di Ponte Vecchio, realizzato con l’acquerello. In pratica queste persone sono tutte artisti qualificati, che hanno studiato per anni presso accademie del loro Paese d’origine (nel caso di Narek, l’Armenia) e anche a Firenze, dove pagano regolarmente la licenza per poter vendere in strada le loro opere. Questa è la loro attività, la loro passione, la loro fonte di guadagno … e io, a giudicare dal loro aspetto, l’ho trovata una cosa meravigliosa. E così per la seconda volta ho acquistato un dipinto originale della città che ho visitato, nella città che ho visitato (la prima è stata quando sono andata a trovare la mia amica che vive ad Heidelberg).

Ponte Vecchio

Firenze è fatta di arte e anche di buon cibo e chissà quanti locali meravigliosi mi sono persa. Per tutti i consigli su dove mangiare a Firenze vi rimando al blog di Carlotta, che nel capoluogo toscano è di casa, però posso dirvi che al Mercato Centrale ho trovato una scelta di ottima qualità che va bene per tutti i gusti (pesce, carne, pizza, formaggi e salumi, hamburger vegani, pasta, spritz e anche cannoli siciliani!). Per fare colazione, merenda o bere un caffè, darei tutto per poter tornare quando voglio in Piazza dello Spirito: tranquilla e al contempo viva, frequentata da moltissimi giovani, specialmente la sera (mi ha ricordato molto Plaza del Sol a Barcellona). Un altro angolo di Firenze che ho amato è Piazza della Passera: piccola e tipica, con la tripperia, la gelateria, il caffè degli artigiani e due osterie che fanno pensare a tempi lontani. Il gelato più buono in assoluto? Non lo so, ma sicuramente quello della Gelateria Perchè no! in Via dei Tavolini 19r è favoloso.

Piazza della Passera

Veniamo a dove dormire a Firenze. Il mio lavoro nel settore degli hotel mi sta facendo scoprire posti incredibili nelle principali città italiane ed estere, come per esempio il Torre Mannelli Suites a Firenze, ma la verità è che ora che ho realizzato quanto è comodo (e sicuro) alloggiare in un Airbnb, mi sento di consigliare sempre questa soluzione. In pratica, si è trattata della seconda volta in cui ho dormito a casa di sconosciuti e per la seconda volta è stata un’esperienza unica. Dopo aver avuto la possibilità  di visitare la sede di Google a Dublino pensavo che nessun altro host avrebbe potuto stupirmi in meglio, ma poi ho conosciuto Mor e suo marito e per due giorni sono entrata nella loro lussuosa vita e nella loro silenziosa, dolce, solitudine.

Airbnb Firenze

Questi due ragazzi israeliani sono veramente ricchi. Lui è proprietario di un boutique hotel nel cuore della Firenze più sfavillante, quella dei negozi di alta moda di Via dei Tornabuoni, lei è una Paris Hilton dal sorriso gentile e gli occhi grandi, dove sono racchiuse al contempo noia, speranza e un velo di tristezza. Accolgono me e il mio ragazzo come se fossimo amici da sempre, ma con il rispetto che si porta alle persone che non si conoscono. Ci mostrano la casa, che è bella da impazzire, e ci raccontano che hanno fatto davvero fatica a trovarne una che piacesse loro e che fosse vicino all’hotel di lui (e qui, credo che il mio sguardo pieno di pregiudizi mi abbia totalmente tradita). Parlano inglese perfettamente e ci dicono che stanno studiando italiano, lingua che trovano abbastanza difficile ma non impossibile da imparare se paragonata alla complessità della loro lingua. Ci dicono anche che il giorno seguente possiamo lasciare le valigie in casa per tutto il tempo che vogliamo e riprenderle alla sera, prima di incamminarci sulla via del ritorno. Parlano con tranquillità e con una delicatezza piacevole, tanto che mi viene il desiderio di passare ancora un po’ di tempo con loro. Nella stanza ci fanno trovare una bottiglia di San Giovese e una rosa rossa: “you’re welcome!“.

Vista Airbnb

Prima di perdermi nella storia di Mor e suo marito, è ora che parli del motivo per cui ho voluto scrivere questo articolo: il Firenze Rocks. Si tratta di un festival musicale che si è svolto presso l’Ippodromo del Visarno dal 23 al 25 giugno 2017 e ha visto la partecipazione di grandi artisti internazionali quali gli Aerosmith, Eddie Vedder e i System of a Down. Nella serata in cui sono andata io avrebbero dovuto esibirsi anche i The Cranberries, ma purtroppo a causa di un malessere della cantante il gruppo ha dovuto annullare il tour e anche la partecipazione al festival. Al loro posto, è salito sul palco il cantante irlandese Glen Hansard, artista che credevo di non conoscere fino a quando non ha duettato insieme al mitico Eddie sulle note di Falling Slowly, facendomi venire i brividi e le lacrime agli occhi. Ricordo che guardai il film Once, per cui questo pezzo è stato scritto, su suggerimento di una persona e senza avere la minima idea di cosa aspettarmi. Tutti i film andrebbero visti così, senza leggere la trama o vedere il trailer … per lasciarsi stupire dalla fotografia, dalla storia, dalle espressioni dei personaggi e dalla colonna sonora. Ma l’emozione più grande è durata un’ora e mezzo, senza una caduta o un momento di noia, in una serata che si faceva notte, davanti a un cielo stellato dove un meteorite per un incredibile, perfetto istante ci ha fatto seguire la sua luminosa scia infuocata, per poi lasciarci nelle mani e nella bocca di un cantante incredibile. Eddie Vedder è totalmente un artista incredibile: passionale, forte, ubriaco di vita, commovente, divertente, innamorato, instancabile. Ha saputo rivisitare brani come Comfortably Numb dei Pink Floyd passando dalla chitarra all’organo, ha acceso il pubblico sulle note di Imagine dei Beatles, trasformandola in una canzone completamente nuova e rinnovandone la bellezza, ha saputo tenere il pubblico incollato al palco, con una grande umiltà e umanità. Per alcuni minuti ci siamo sentiti tutti Chris di Into The Wild e poi siamo tornati indietro ai tempi dei Pearl Jam, immergendoci dolcemente in una versione acustica di Black, fino a quando abbiamo sentito la sua voce rompersi e non c’è stato bisogno di una spiegazione.

Serate come quella rappresentano il perfetto esempio di un motivo per cui valga la pena uscire di casa e stare fuori più che si può. Non per sedersi al tavolino di un bar a fare un aperitivo con gli occhi truccati e il vestito stirato perché si sa mai di incontrare qualcuno che si conosce, non per andare “a ballare” dove non hai nemmeno lo spazio per respirare e non per sprecare fiato e parole in idiozie che servono solo a riempire il vuoto di qualche ora. Artisti così ti fanno scoprire un po’ del loro mondo, ti raccontano una parte della loro vita e per un po’ ti sembra di viaggiare. Sono fonte di ispirazione per idee fresche, che porti con te mentre cammini per chilometri e le gambe che fanno male ti ricordano che dovresti farlo più spesso perché lo puoi fare e sei fatta per farlo. Sì, il concerto di Eddie Vedder mi è piaciuto un sacco e così è stato partecipare a un festival: era la mia prima volta.

Firenze

I cantanti a un festival si alternano sul palco fin dal primo pomeriggio e le persone vanno e vengono, girano, prendono il sole, scelgono da mangiare e da bere, si accampano e passano il tempo insieme, per poi riunirsi quando cala la sera e arriva l’artista che tutti attendono. C’erano stand gastronomici per tutti i gusti, dai più tradizionali paninari ai punti che vendevano piatti messicani o vegani. C’era anche uno spazio per rilassarsi e ricaricare lo smartphone e alcune esposizioni delle creazioni di artigiani locali. Le persone erano rilassate e sorridenti, aperte al dialogo e a fare nuove conoscenze, ma mai  in modo invadente (mi sono stupita di quanti bambini fossero presenti con i loro genitori).

Arno

Il giorno dopo mi sentivo felice. Guardavo l’Arno e i turisti che camminavano piano, senza fretta. Ho sbirciato dentro ai locali e sono stata per un po’ con il naso all’insù dentro la Basilica della Santissima Annunziata, i cui chiostri sono ricoperti di affreschi bellissimi. Ho preso per mano la vita con una nuova serenità, ricordandomi che appena tornata da Barcellona mi ero ripromessa di visitare tutte le città italiane che potevo, dimenticandomi dei doveri e dando valore, ne mio piccolo, alla bellezza che ci circonda.

Basilica di Santa Maria Annunziata a Firenze

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Un pensiero su “Firenze, le prime e le seconde volte

  1. giuliacalli ha detto:

    Tornare in Italia e provare a vedere tutto con occhi nuovi, essere turiste nel nostro stesso paese, aiuta moltissimo a superare lo “squilibrio” del rientro 🙂
    Io andrò presto a Firenze per fare una sorpresa a delle persone speciali che sognano da anni di vederla, non vedo l’ora di vedere i loro occhi riempirsi di meraviglia!

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