Parma2020

Un giorno a Parma: visitare la Capitale Italiana della Cultura 2020

L’ultima volta che sono stata a Parma era il 2 dicembre dell’anno appena passato. Mi trovavo in compagnia di Alice, che lì ci ha studiato e conosce molto bene la città. Seguendola, ho potuto assaggiare la torta fritta accompagnata dai salumi (o forse era viceversa?) di Sorelle Picchi e ho avuto modo di visitare l’incredibile Teatro Farnese (gratis, per giunta, poiché era la prima domenica del mese).

Mentre camminavo tra le bellezze lignee di quella gemma custodita all’interno del Palazzo della Pilotta – ancora inebriata dal vino e forse un po’ stordita dall’abbondanza di cibo – feci irrimediabilmente scivolare dalla mano il telefono, perdendolo per sempre.

Tornai quindi a casa con una deliziosa spongata acquistata al mercatino di Natale allestito in Piazza Ghiaja e senza nemmeno una fotografia scattata in quella piacevole gita domenicale di inizio dicembre.

Era insomma palese che, prima o poi, avrei dovuto ritornare a Parma con un telefono nuovo e una rinnovata attenzione per i miei averi.

Una domenica speciale a Parma

Parma Capitale Italiana Cultura 2020

Domenica 12 gennaio è stata inaugurata la Capitale Italiana della Cultura 2020 a Parma: non avrei potuto scegliere giornata migliore per visitarla di nuovo. (E, come potete notare, questa volta sono riuscita a salvare sia telefono che foto!)

La mia mattina cominciò sotto un cielo limpido e fu attraversata da una tranquillità inaspettata, completamente diversa dalla frenesia pre-natalizia che mi ricordavo. Uscendo da una stazione ferroviaria ravvivata dalla musica prevista per l’occasione, mi diressi verso il Teatro 2, raggiungendolo a piedi, lungo il fiume.

Lungo il fiume Parma

Lì ascoltai con curiosità la presentazione del successo letterario di Stefania Auci, autrice di “I leoni di Sicilia”, in cui racconta con vivezza le vicende ottocentesche della sua isola. Si è trattato di uno dei tanti eventi pianificati per l’occasione, uniti dal fil rouge della promozione culturale italiana.

Stefania Auci intervistata da Alessandra Tedesco

Ancora fantasticando sul mio prossimo viaggio nel Sud della Penisola, mi spinsi verso il centro, che mi si rivelò in tutto il suo splendore, grazie alla scarsa presenza di turisti.

Il Battistero di Parma

Potei così ammirare il rosa brillante del marmo del Battistero, illuminato dal sole del mattino; mi addentrai poi tra i vicoli che circondano il Duomo, lasciando correre l’occhio sui miei amati mattoni rossi, quelli che – secondo me – rendono l’architettura delle città dell’Emilia Romagna tanto speciali. Feci una gran scorpacciata di azzurro, interrotta solamente dal bianco fumeggiare che si liberava dai comignoli nell’aria frizzantina.

Cielo azzurro sopra Piazza Duomo a Parma

Cosa visitare a Parma in un giorno

Parma è una destinazione perfetta da visitare in un giorno. La città è piccola quanto basta da essere girata a piedi, ma non così tanto da risultare noiosa. Al contrario, Parma custodisce diversi luoghi di interesse turistico.

Teatro Farnese nella Pilotta

Interno di Teatro Farnese

Il primo è senza dubbio il già menzionato Teatro Farnese, che mi ha veramente colpita. Sarà perché è davvero un luogo nascosto, essendo accessibile dall’esuberante Palazzo della Pilotta, sarà che è costruito in legno (materiale che adoro), insomma vi suggerisco di andarlo a visitare.

La sua storia è semplice: costruito nel 1618, si tratta del primo teatro moderno dell’Occidente. Edificato in brevissimo tempo con materiali leggeri come il legno e lo stucco dipinti, nacque per volontà di Ranuccio I per festeggiare con grande sfarzo la sosta di Cosimo II de’ Medici a Parma, in occasione di un viaggio a Milano.

Il suo progettatore Giovan Battista Aleotti ne fece il primo spazio stabile per rappresentazioni, provvisto di un sistema ingegneristico per scenografie mobili. Il biglietto per entrare a Teatro Farnese costa normalmente € 10 e 20 centesimi, a meno che non lo visitiate la prima domenica del mese (quando in tutta Europa la maggior parte dei musei sono a entrata libera).

Le altre meraviglie nel Palazzo Pilotta

Nel biglietto del Complesso Museale della Pilotta è incluso anche il Museo Archeologico Nazionale, la Galleria Nazionale, la Biblioteca Palatina e il Museo Bodoniano.

La Galleria Nazionale in passato racchiuse la celebre Collezione Farnese, che a metà del XVII secolo fu trasportata da Roma a Parma. Tale privilegio, tuttavia, non durò a lungo e nel 1734 l’intera raccolta venne trasferita a Napoli da Carlo di Borbone (si trova oggi all’interno del Museo Archeologico di Napoli). Fu poi l’arrivo, nel 1748, del duca Filippo di Borbone e della moglie Luisa Elisabetta di Francia, a dare nuovo splendore alla città. Con la fondazione dell’Accademia di Belle Arti (1752) si iniziò una raccolta di opere di prestigio che diedero alla luce la Galleria Nazionale.

La Biblioteca Palatina è un vero splendore, specialmente se si pensa che fu aperta con la volontà di dotare il ducato di un luogo culturale a beneficio dei cittadini, in risposta al trasloco delle biblioteca Farnese a Napoli. Era il 1769.

Curiosità su Palazzo Pilotta

Palazzo Pilotta

Ciò che mi ha colpita del Palazzo Pilotta (e me ne rendo conto solo ora) è che non si tratta del sontuoso edificio che ci si aspetta dalla sua fama. Di fatto, ho scoperto che tale impressione risulta perfettamente coerente con la storia. Fu infatti concepito originariamente come contenitore dei servizi della corte farnesiana atto a integrare il sistema delle residenze ducali: in parole povere, era un grande magazzino.

Il suo sistema di cortili interni era infatti destinato a conservare merce, sia che si trattasse di scuderie che di caserme (il luogo ora adibito a teatro, in precedenza non era che una grandiosa sala d’armi). Ma perché si chiama Pilotta? Il nome deriva dal gioco della “pelota” che si praticava nei cortili in particolari occasioni di rappresentanza.

Parco Ducale

Il laghetto di Parco Ducale

La seconda grande attrazione di Parma, secondo me, è il Parco Ducale. Ho personalmente una passione smisurata per i parchi cittadini: mi piace moltissimo il Parco della Montagnola di Bologna e anche quello del Valentino di Torino o Parco Sempione a Milano, ma mai quanto il Giardino dei Boboli di Firenze. Il Parco Ducale di Parma si è certamente conquistato un’ottima posizione all’interno della mia Top 5 dei parchi italiani. Mi piacciono queste aree verdi urbane perché penso che siano splendidi quadri realisti della vita dei cittadini, che lì ci passano il tempo libero per fare jogging o stare in famiglia.

I quartieri al di là del fiume

Case oltre il fiume Parma

Sullo stesso lato del fiume dove si colloca il parco, ho scoperto con piacere un quartiere (o forse dei quartieri) che mi ha piacevolmente sorpresa. Si tratta della zona a sud di Parco Ducale, in cui mi sono addentrata per raggiungere la Casa di Quartiere di Villa Ester, dove era stato organizzato un piccolo concerto di archi. Per un momento, mi è parso di trovarmi a Burano, con le casette colorate disposte in file ordinate. Mancava solo l’acqua. Silente ed elegante, mi sono praticamente scontrata con il Museo Casa Natale di Arturo Toscanini, impeccabile direttore del piacevole silenzio che pervadeva i dintorni.

Duomo e Battistero di Parma

Piazza Duomo a Parma

Non si può lasciare Parma senza aver visitato la sua cattedrale. Proprio a fianco, inoltre, c’è un Battistero che – almeno dall’esterno – non ha nulla da invidiare a quello di Firenze. Quello parmense risale al 1196 ed è di un rosa marmoreo che abbaglia. Accanto, ecco il Duomo, che sorveglia una piazza riparata dal caos del centro, regalando agli avventori quella quiete che i luoghi di culto dovrebbero avere.

In occasione di Parma2020, le principali piazze cittadine sono state teatro di un suggestivo spettacolo di videomapping, proiettato sui loro prestigiosi palazzi. Ho atteso che scendesse il sole solamente per assistervi, ma quando sono arrivata in Piazza Garibaldi carica di aspettative artistiche, ho trovato qualcosa di meglio: il Presidente Mattarella in persona. É stato davvero emozionante vederlo dal vivo.

il Presidente Mattarella in visita a Parma

Dove mangiare a Parma

Dato che non sono una grande esperta di eno-gastronomia e per fortuna La città nascosta ha la sua personale food expert, per questo paragrafo lascio totalmente la parola ad Alice:

Oltre a essere una città di cultura, Parma ha una fortissima tradizione culinaria che viene promossa con orgoglio e raccontata in tutte le sue declinazioni nei tantissimi locali che popolano le strade della città.
Basta un rapido sguardo alle vetrine di gastronomia e ristoranti per capire che qui con salumi, formaggi e pasta fresca non si scherza.

Tris di tortelli da Sorelle Picchi

Se tra un monumento e l’altro il tempo per mangiare risulta risicato, vi consiglio di fare un salto da Pepèn, il re indiscusso dei panini, che ha da poco festeggiato i 58 anni di attività. Una vera istituzione che con la sua Carciofa (e non solo) ha conquistato il palato di parmigiani e turisti.

A pochi passi, proprio di fronte a Piazza Garibaldi, si trova Strada Farini, oggi conosciuta come “via della movida”.

Piazza Garibaldi, di fronte a Strada Farini

Una volta Strada Farini si chiamava Strada dei Genovesi perché qui si stabilirono molti negozi e manifatturieri liguri. Il nome fu cambiato nel 1882 anno in cui Parma fu colpita da un forte terremoto.

Qui potrete scegliere se pranzare nel locale Sorelle Picchi gustando un piatto di tortelli con salume e torta fritta, oppure potrete fare un pochino di spesa nella rinomata gastronomia La Prosciutteria.

Se siete invece alla ricerca di un locale moderno dalla cucina innovativa, immancabile è la visita al Ristorante Al Tramezzo, una Stella Michelin.

Nel caso voleste infine concedervi una gita fuori porta, per evadere dalla frenesia della città, Trattoria Campanini fa per voi.
Si tratta di una trattoria storica situata nella Bassa parmense alla porte di Busseto dove vengono portati in tavola gli antichi sapori della tradizione con semplicità e passione.

Trattoria Campanini di Madonna Prati

Dopo una giornata a Parma da sola

In conclusione, non posso che tessere le lodi di Parma, con pochissime riserve. Certo, non è un luogo che mi ha rubato il cuore come è accaduto in altri casi, tuttavia non posso che esprimere ammirazione per l’impegno che il Comune di Parma ha dedicato e continua a dedicare alla promozione turistica della città.

Per esempio, la stazione di Parma – recentemente rinnovata – è ben lontana dall’essere un luogo caotico e pericoloso, come spesso accade. Il piazzale di fronte all’uscita principale è 100% pedonale e le abitazioni che lo circondano mi sono parse più che rispettabili (c’è persino un hotel molto elegante).

Un altro punto a favore di Parma è la presenza, nella zona al di là del fiume, di totem che guidano il passante alla scoperta dei luoghi in memoria delle donne coraggiose che hanno vissuto in quel quartiere durante la Seconda Guerra Mondiale.

C’è chi dice che “quelli di Parma se la tirano” perché ostentano una ricchezza che non hanno, come se la tendenza allo sfarzo esibita con Teatro Farnese fosse nel loro dna. E poi hanno il prosciutto di Parma e un fiume che si chiama… indovinate un po’? Parma. E la lista si chiude con la Gazzetta di Parma e persino la Tangenziale di Parma (fate caso ai cartelli stradali, è esilarante). E poi c’è chi dice… che fanno bene 😉

2 pensieri su “Un giorno a Parma: visitare la Capitale Italiana della Cultura 2020

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