Viaggio in Spagna Plaza del Sol Barcelona

13 cose da sapere prima di un viaggio in Spagna

Viaggiare è una fonte di ricchezza inestimabile, specialmente quando porta alla presa di coscienza delle diversità esistenti al mondo. In esse c’è sempre una parte visibile – fatta di opere artistico-architettoniche, piatti tipici e lingua – e una invisibile, nascosta.

In questo divertente articolo, scritto a due mani insieme a Chiara Basato, abbiamo voluto estrapolare proprio quelle caratteristiche culturali della quotidianità che rendono la Spagna speciale agli occhi di noi italiani. La nostra è una personalissima lista di consuetudini spagnole, che a un italiano in viaggio in Spagna potrebbero sembrare a tratti bizzarre. Vediamo se vale lo stesso per te.

Chiedere l’acqua

Quando in Italia si ordina una bottiglia d’acqua, per esempio al ristorante, la scelta ricadrà normalmente su “naturale” o “frizzante” (con le varianti colloquiali in “liscia” o “con le bolle” e con la fantastica eccezione di Napoli, dove ti servono la Ferrarelle di default).

In Spagna, invece, se si dice natural si intende “a temperatura ambiente”, diversamente da fría (da frigorifero). Se vuoi l’acqua “con le bolle” dovrai quindi chiedere agua con gas… cosa che non ti risparmierà la decisione sulla temperatura: natural o fría?

A nessuno il “suo” piatto

Qualche tradizionalista della cucina italiana potrebbe sentirsi un po’ spaesato dal fatto che in Spagna, nei locali più tipici, non si segua l’ordine delle portate a cui siamo abituati noi: antipasto, primo e secondo.

No, in Spagna i piatti vengono serviti tutti insieme e il cibo si condivide! Questo accade soprattutto nel caso di gruppetti poco numerosi, quali amici che si trovano per cenare insieme il venerdì sera. Dopo qualche birretta, a Barcellona si comincia a prendere qualcosa para picar (a Valencia si usa tanto l’espressione picotear) Cosa significa? “Piluccare” insieme qualcosa come aperitivo, in un formidabile incrocio di mani che assaggiano le tapas scelte dai vari commensali, rigorosamente al centro del tavolo para compartir (da condividere).

Mani in alto… con il DNI ben in vista!

Se in aeroporto o al momento di noleggiare un’auto vi chiedessero di mostrare il DNI, tranquilli: se avete con voi la vostra carta d’identità non avete nulla da temere. Un altro modo per domandarvela è il pasaporte, false friend del nostro passaporto. Il NIE/NIF è un’altra cosa ancora: il primo è il codice identificativo degli stranieri, il secondo il numero di identificazione fiscale e quindi nessuno dei due riguarda i turisti.

Ma alla fine cosa sono le tapas?

Facciamo un po’ di chiarezza sulle tapas, che troppo spesso vengono associate ai pintxos. L’origine del nome tapas proviene dal passato uso di “tappare” il bicchiere di vino con un piattino di cibo offerto dalla casa. La tapa non è una “tartina” come molti pensano, è un vero e proprio piatto che si mangia come antipasto o come accompagnamento dell’aperitivo. Può essere più piccola (come quella tradizionale) oppure piuttosto consistente (in questo caso si chiama ración) e le principali sono:

  • pulpo a la gallega (delizioso polipo servito su un piatto in legno, condito con olio e paprika)
  • puntillas (calamaretti fritti)
  • calamares a la romana
  • patatas bravas (patate al forno o fritte, servite con una salsa brava piccante. Ogni locale le prepara diversamente tanto che un geniale barcellonese ha creato un account Instagram dedicato a loro)
  • tortilla (frittatona di cipolle e patate, altissima)
  • caracoles (lumache, tipiche dell’Andalucia)
  • pimientos de padrón (peperoncini verdi: si dice che tra tanti, ce ne sia sempre uno che “pica”)

I pintxos (o pinchos) sono invece più simili a tartine (fette di pane baguette ricoperte senza ritegno di ogni “ben di Dio”) e sono tipici del nord della Spagna. Nei Paesi Baschi e nella zona di Navarra, ir de pinchos è una prassi molto comune: si esce verso l’ora di cena e si passa da un locale all’altro, ordinando da bere e due o tre pinchos di accompagnamento, finché non si ripete la stessa cosa al bar successivo.

Infine, una piccola curiosità: Granada è l’unica città che è rimasta fedele alla tradizione per quanto riguarda le tapas.  Quando si ordina da bere in un bar della città andalusa, infatti, un piattino con qualcosa da piluccare è un accompagnamento ovvio e quindi gratuito… lì le tapas non si pagano!

Paella e sangria? Un’abitudine tutta italiana.

La paella è originaria di Valencia e quella tradizionale non è né di pesce, né mista: è con carne di coniglio e pollo.

Gli spagnoli non ordinano mai paella per cena (un po’ come noi non faremmo con le lasagne) perché è un piatto piuttosto impegnativo: si tratta invece di un forte “collante” famigliare, utilizzato come pranzo di famiglia in cui ognuno attinge con il proprio cucchiaio direttamente dalla grande padella in mezzo al tavolo.

Gli abitanti di Valencia reputano che non si possa trovare una buona paella al di fuori della Comunidad Valenciana… sarà vero? Per comprovarlo, non ti resta che andare a Valencia!

La sangria è invece una bevanda originaria della Catalogna, bevuta come aperitivo o dopo-cena ma decisamente non usata per pasteggiare (è un po’ come se ti bevessi una Coca Cola insieme a un risotto).

Fideua, questa sconosciuta

Pochi lo sanno, ma una validissima alternativa alla paella è la fideua (generalmente di pesce, ma non solo), dove al posto del riso nel piatto ci si ritrova spaghetti spezzati o pasta tipo bucatini (nella maggior parte dei ristoranti di Valencia questa scelta si può fare al momento dell’ordine). Molto buona, da provare.

E ora ordiniamo da bere! (Sì, ma cosa?)

Se desideri ordinare da bere in un locale spagnolo, devi chiedere un vaso, ovvero un bicchiere, oppure una copa se si tratta di un calice. Per esempio, una copa de vino può essere tinto (rosso), oppure cava (bianco). Ci sono poi una serie di bevande strane che fanno rabbrividire al solo pensiero, ma che in realtà d’estate sono veramente il top:

  • la clara è una birra mescolata con aranciata (attenzione, è diversa dalla radler che si beve in Germania ed è composta da birra+gassosa)
  • il tinto de verano è un bicchiere di vino rosso fresco mescolato con la gazzosa.
  • il calimocho è vino misto a… ehm… Coca Cola.

Inoltre, è abitudine terminare i pasti (sia in casa che nei ristoranti) con un’infusione (per esempio manzanilla, poleo o tè verde – ovvero camomilla, menta o tè verde) oppure, perché no, con un bel mojito o gin tonic!

A ogni bevanda, la sua misura

Le misure delle bevande sono importanti e dipendono molto dal fatto che in Spagna è comune passare da un locale all’altro, per cui spesso si desidera consumare drink in porzioni ridotte, sapendo che si ripeterà lo stesso nel bar successivo.

Se si chiede al barista semplicemente una cerveza, si riceverà una birra media; se si vuole invece una caña, verrà servita una birra piccola (in un bicchiere molto piccolo!).

Come accennato, nel País Vasco è tipico fare “un giro di pinxos” di bar in bar: per non esagerare con l’alcol si può chiedere anche solo uno zurrito, ovvero due dita della bevanda che si preferisce.

Il giorno del riposo

Quando vivevo a Barcellona, mi ero abituata al fatto che i supermercati durante la settimana chiudessero alle 10 di sera. Questo mi pareva logico in un Paese in cui l’orario di cena si aggira intorno alle 9, ma decisamente in contrasto con i ritmi di vita del nord Italia (e qui parte la standing ovation per la Lidl che si trova a due passi dalla mia casa di Piacenza, i cui orari lunghi mi salvano dalla fame quasi tutte le sere).

Se anche tu vivi alla giornata come me, in Spagna il sabato sforzati di riempire un po’ di più il carrello, perché il giorno dopo rischierai di ritrovarti con la porta del supermercato chiusa davanti agli occhi. Proprio così, i supermercati spagnoli rispettano generalmente la chiusura domenicale un po’ come succedeva qualche anno fa in Italia (e, aggiungo, siamo tutti sopravvissuti).

La movida: ritmi e orari

Che bellezza la movida spagnola, specialmente perché condiziona anche i ritmi della giornata successiva, sempre lenti e rilassati. Questo significa che – a meno di non trovarsi in città molto turistiche – in Spagna prima delle 13:30 i ristoranti non servono nulla (parola di una insider), ma si può pranzare fino alle 15/15:30 soprattutto nel weekend. Per la cena vale lo stesso: tranquillo, nessuno si stupirà se prenoterai un tavolo alle 22.

Per quanto riguarda gli esercizi commerciali, è importante sapere che tendenzialmente i negozi aprono alle 10 del mattino e fanno una pausa lunga per rimanere aperti fino alle 21 e in alcuni casi anche alle 22. Questo avviene sia per ragioni di turismo, sia di clima. In Andalusia, per esempio, tale orario “spezzato” è dovuto al fatto che il sole a picco impedisca di fare passeggiate pomeridiane, concentrando la vita cittadina alla mattina e alla sera. Ecco quindi spiegata la tanto chiacchierata siesta.

Infine, dopo il suo viaggio a Lanzarote, Chiara racconta che in alcune zone specialmente frequentate da turisti nordici, ristoranti e bar hanno adeguato gli orari al tipo di clientela, quindi si pranza e cena presto.

Occhio al caffè!

Per noi italiani il caffè è una vera istituzione e, diciamoci la verità, siamo abituati a considerarci anche i migliori intenditori del pianeta a riguardo. Dopo aver detto “I’ll take a coffee” in diversi Paesi europei, posso affermare con sicurezza che ci sono moltissimi altri luoghi dove il caffè è davvero ottimo. A Budapest, per esempio, si sorseggia una bevanda che profuma di tradizione austro-ungarica e a Cracovia le caffetterie fanno a gara per soddisfare anche i palati più esigenti.

In Spagna? Beh, lì meglio se si chiede un cortado (il nostro macchiato) perché tendenzialmente il café solo (un normale espresso) delude le aspettative. Il motivo è che si tratta di una bevanda piuttosto annacquata e anche un po’ acida. Il problema non è tanto il caffè in sé (parlando con un esperto barista di Zagabria ho scoperto che la qualità non dipende solo dalla miscela o dalla marca scelta, ma soprattutto dalla conservazione dei chicchi – influenzati ad esempio dal livello di umidità – e dalla preparazione). In Spagna insomma, non c’è una grande cultura del caffè. Giudizi a parte, ecco le tipologie di caffè che puoi richiedere al bar: solo (“liscio”), cortado (macchiato. Ps. Fai attenzione al latte stra-bollente con cui te lo servono ogni volta!), bon bon (una specie di marocchino a tre strati, abbastanza libidinoso), con hielo (ti servono un caffè caldo con ghiaccio a parte, che devi versarci dentro) o granizado (una granita di caffè. Se lo provi con la panna, ti trasferirai in Spagna per sempre).

Cosa aspettarsi a Pasqua e a Natale

Se capitassi in Spagna sotto Natale, forse rimarresti colpito dalla scarsa cura che viene messa nelle decorazioni natalizie. Naturalmente le città si abbelliscono a festa ma senza quell’accuratezza che si riscontra in Paesi più nordici. Il 25 dicembre in Spagna viene inoltre surclassato dal 6 di gennaio, ovvero Los Reyes (noi la chiamiamo Epifania e ci siamo inventati la storia della Befana, mentre gli spagnoli danno una grande importanza all’avvento dei Re Magi). Nelle città di mare, come Barcellona o Valencia, vengono organizzate delle magnifiche parate che vedono i tre sovrani esotici arrivare dal mare a bordo di un’imbarcazione, per poi girare in tutta la città a distribuire caramelle ai bambini e a ritirare le loro letterine. Nel capoluogo catalano questa sfilata in costume si chiama cabalgata de los reyes ed è uno spettacolo assolutamente imperdibile.

Anche i dolci tipici cambiano rispetto a quelli italiani. Per esempio, in Spagna non si mangia pandoro o panettone (anche se sono venduti in molti supermercati barcellonesi), ma il roscón, ovvero un dolce a forma di ciambella ripieno di panna, cioccolato o cabello de angel (una melassa). La tradizione vuole che la persona che troverà una fava nella sua fetta di torta dovrà pagare il roscón dell’anno successivo, mentre a chi capiterà una figurina spetterà l’onore di portare sul capo la corona da re a tavola e per tutto il resto della giornata (una sua versione in cartonato viene venduta insieme al dolce e, la sera durante la parata, sono sempre tante quelle che fanno capolino tra le teste della folla).

Per Pasqua, inoltre, non aspettarti di trovare le coloratissime uova di cioccolato che ravvivano gli scaffali dei supermercati italiani. Se desideri un uovo con sorpresa, l’unico modo di averlo è quello di fartelo confezionare da un pasticcere specializzato.

In una parola… Ciao!

Come ci si saluta in spagnolo? La parola di saluto più usata è senza alcun dubbio Hola, la stessa che si pronuncia per dire “pronto?” quando si risponde al telefono. Per una maggiore forma di cortesia, si dice Buenos días, nel caso in cui sia giorno, o Buenas tardes nel caso in cui sia pomeriggio. Stessa cosa per la sera, quando si usa Buenas noches (Sì, sempre tutto al plurale). Una curiosità: gli spagnoli usano moltissimo il nostro “Ciao”, ma solamente per congedarsi, mai all’inizio di un incontro.

Un’altra curiosa abitudine consiste nello scambiarsi baci invece che una stretta di mano, considerata troppo fredda e distaccata per la cultura spagnola (anche se si tratta della prima volta che ci si vede). Se però pensi che, dando due baci sulla guancia come saluto, riuscirai a mescolarti tra la gente locale, fai molta attenzione perché il rischio di rivelarti italiano è dietro l’angolo. Come faranno a scoprirti? Perché comincerai dalla guancia opposta rispetto a loro, finendo inevitabilmente in un imbarazzante contatto fisico che sfiora il bacio sulla bocca.

Ci teniamo a precisare che tutti questi punti, un po’ stereotipati, sono il frutto della nostra esperienza personale e non hanno alcun valore generico. L’idea è quella di renderli la base di partenza per poter scoprire altre differenze, secondo ulteriori punti di vista. Uno dei valori che La città nascosta promuove è infatti quello dell’interculturalità, in cui la diversità e la sperimentazione di diverse abitudini sono viste come una ricchezza su cui, perché no, ci si può fare due risate… e anche un articolo 😉

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