Barcellona da disoccupata

Oggi mi sento di scrivere questo post un po’ personale, cercando il più possibile di non annoiarvi e di mantenermi in linea con il tema del blog: la Barcellona nascosta, la Barcellona che mi piace, la Barcellona dal mio personale punto di vista.
Da ieri tale prospettiva è quella di una ragazza disoccupata, per farla tragica, oppure libera, per rendere tutto più interessante. E di fatto questa “nuova esperienza” si sta rivelando molto più che interessante.

Il giorno della festa della donna l’ho passato in mezzo alle donne: donne che lavorano sodo, ai banchi dei mercati di quartiere, nella merceria dietro l’angolo, in un ufficio al quinto piano di un elegante palazzo che offre una vista spettacolare su Passeig de Gracia. Lí, nell’attesa di fare un colloquio di lavoro, non riuscivo a smettere di osservare la gente che passava per strada, illuminata dal sole, dall’alto.

Tornata nella mia casina un po’ internazionale mi ritrovo a fare da traduttrice per la limpiadora assunta dal mio padrone di casa : “siamo molto contenti del tuo lavoro Lily” è la bellissima frase che sono felice di averle comunicato. Peccato solo che in Spagna non si usi regalare la mimosa in questo giorno speciale! Avrebbe donato un tocco di colore in più a questa già bella giornata.

Oggi è un nuovo giorno e mi sento leggera: passeggiare per il centro della città per tutta la mattina è una di quelle cose che sognavo mentre lavoravo davanti a un computer. La calma e la lentezza sono due qualità sottovalutate al giorno d’oggi: ti permettono di compiere moltissime commissioni, senza accumulare stress. E così oggi mi porto a casa un appuntamento dal dentista che necessito da tempo, la pila dell’orologio finalmente carica grazie a un simpatico orologiaio, un altro interessantissimo colloquio di lavoro svolto comodamente da casa, e infine la pancia piena di una tazza di cappuccino con panna e cioccolato nel piccolo Starbucks in Plaza Universitat in cui era da mesi che volevo entrare.

Oggi piove e il clima è grigio e malinconico, ma io mi sento bene. La paura di non avere nulla da fare in questi giorni si sta trasformando nella voglia di trovare sempre qualcosa di nuovo da sperimentare e le notifiche che ricevo dai siti di job recruiting del mercato del lavoro italiano mi scivolano addosso come questa pioggia. Ne ho già ricevute 3 e recitano tutte cosí: ” l’azienda a scartato il tuo CV “. Intanto domani avrò un appuntamento per il mio terzo colloquio, qui a Barcellona.
Sto insinuando forse che questa città è il paese delle meraviglie per un disoccupato? Non proprio. Come capita in Italia un candidato può essere scartato, oppure assunto con una paga misera, oppure costretto a sottostare a orari duri. Quello che cambia è che ti verrà sempre data la possibilità di essere ascoltato, di avere un colloquio, dire la tua, farti conoscere, metterti in gioco.

Perché Barcellona è viva ed è interessata ai vivi: ti guarda negli occhi e ti mostra un mondo di possibilità che se hai grinta puoi far fruttare. Perché qui è normale che ti propongano di entrare a far parte di un nuovo team per un’azienda che nascerà di fatto tra due mesi, perché qui è normale che ti chiamino su Hangouts se Skype non funziona, perché qui è normale parlare tre lingue diverse in una sola giornata e se non sei abbastanza bravo … faranno in modo che tu le apprenda. E’ vero, qui ti pagano poco, ma ti fanno crescere tanto e questo è uno degli investimenti più importanti che tu possa regalare alla tua vita.

Vorrei concludere con un’immagine, che vale più di mille parole. E’ un frammento della città in cui mi sono imbattuta questa mattina, camminando per strada. Una scena comune: il traffico, gli edifici, i passanti, il grigio delle nuvole … e due enormi gambe aperte che spuntano da un palazzo. Chi ha occhi per intendere intenda 😉

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