Tre giorni a Budapest per innamorarsi dell’Ungheria: primo giorno a Pest

Sono stata a Budapest alla fine dell’inverno, in un weekend riscaldato da un sole ribelle, contro ogni previsione funesta del giorno prima. Budapest in tre giorni è come svegliarsi la notte senza riuscire più a riaddormentarsi o andarsene a metà concerto, durante la tua canzone preferita. Nonostante il poco tempo, ho assimilato così tante informazioni e pensieri che non sono riuscita a far stare tutto in un unico articolo, per cui – ahivoi – ecco qui la prima puntata, al plurale.

Primo giorno: il sabato per scoprire Pest

Una volta atterrati in terra ungherese, abbiamo impiegato circa 40 minuti per raggiungere il centro di Budapest, saltando sul bus 100E e scendendo a capolinea. Il piano era quello di abbandonare le valigie in hotel (un’occasione scovata su Secret Escapes che si chiama Brody House e che, per problemi organizzativi, si è trasformata in un upgrade ai Brody Apartments) e di andare a placare in qualche locale del centro la fame da lupi tipica di chi si sveglia all’alba e fa colazione troppo presto.

Ma, mannaggia, il potere delle bancarelle può essere più forte del pensiero di un hamburger con patatine fritte e così (mea culpa) abbiamo incastrato nel nostro percorso anche un giro nella Galleria Gozsdu, un passaggio che nel weekend si riempie di artigiani con i loro gioielli fatti a mano e un’ammirevole raccolta di antiche foto senza più un proprietario, accompagnate da francobolli tanto impolverati quanto preziosi.

Galleria Gozsdu

La Galleria Gozsdu nel quartiere ebraico di Pest

Finalmente, l’ora di pranzo arrivò ordinando due panini al salmone e senape home-made dopo una veloce lettura al menù del Deep Burger, un locale da veri rockers. Questa hamburgeria american-style si trova perfettamente a suo agio in quella che, in seguito, rinominai come “la via del cibo”: in Dob utca (parola che in ungherese significa “via”) si possono trovare i bar dalle identità più disparate e – se voleste fare un brunch a regola d’arte – avete decisamente trovato il Paradiso.

Con la pancia piena, partimmo in esplorazione di Pest, la parte di Budapest a est del Danubio in cui ci trovavamo in quel momento. Non passò molto tempo, che subito incontrammo sul nostro cammino l’imponente Basilica di Santo Stefano, con la sua enorme cupola scura che emerge tra i palazzi contemporanei a ridosso della trafficata Bajcsy-Zsilinszky utca… non appena ci si avvicina, rivela un atteggiamento di quieta protezione che prevale sulla sua austerità.

La Basilica di Santo Stefano a Pest

Proseguimmo in una pigra camminata lungo il Danubio, diretti verso l’Isola Margherita. Avevo letto su un blog (il mitico 10cose.it che sempre mi salva quando per lavoro mi devo occupare di una città che non conosco) che questo è un luogo spesso sottovalutato dai turisti, tutti intenti nello spendere i pochi giorni di tempo a disposizione all’interno dei musei e delle attrazioni più famose. Seguire tale meta (più per ostinazione che altro)ci permise di imbatterci casualmente in una delle installazioni artistiche più coinvolgenti che io avessi mai visto. Si tratta del memoriale delle scarpe, noto anche come “Le Scarpe sulla Riva del Danubio” realizzato dal regista Can Togay insieme allo scultore Gyula Pauer e inaugurato il 16 aprile del 2005 per ricordare le vittime dei massacri avvenuto 60 anni prima. Tra il 1944 e il 1945 in quel luogo persero la vita migliaia di ebrei per mano delle Croci Frecciate… questo era il nome del Male in Ungheria, che grazie al suo fiume freddo e veloce, non aveva bisogno di campi di concentramento per tutte le persone che facevano parte dell’immensa comunità ebraica della sua capitale. Quel liquido cimitero nasconde la colpa di essere stato un silenzioso alleato capace di non lasciare traccia dei corpi che cadevano inermi dalle sue sponde, dopo la fucilazione.

Le Scarpe sulla riva del Danubio

Fu la vista del Parlamento a distrarci da quel soleggiato senso di vuoto e subito ci fermammo ad ammirarlo dal basso all’alto, pensando a quanto fosse imponente ed elegante allo stesso tempo. Se devo essere sincera, non lo smisi di osservare nemmeno dal tavolino dell’accogliente Parliament Café, un locale dove lasciarsi coccolare da una cioccolata con la panna, un caffè fumante (quello ungherese è leggero, ma per nulla simile alle solite brodaglie che ti servono in qualsiasi posto non sia Italia) e una gustosa fetta di torta multistrato, dolce eredità dell’Impero Austro-Ungarico.

Il Parlamento di Budapest

Parliament Café

Una volta attraversato a piedi il comodo ponte che la collega a una città che si stava già dimostrando piuttosto magica, l’Isola Margherita si mostrò come un’oasi di pace dove fare una passeggiata rilassante o un mare di sport diversi. Qui si può correre, andare in bicicletta (o noleggiare per pochi fiorini un divertente risciò), farsi una nuotata in piscina, giocare a palla sul prato o raccontarsi la rispettiva giornata davanti a un laghetto che riflette il tramonto, immerso in un piccolo giardino giapponese. Un consiglio? Andateci in occasione dello Sziget, il festival musicale più grande d’Europa che ogni estate fa scintille tra giovani provenienti da tutto il mondo e accende un’entusiasmo difficile da dimenticare.

Isola Margherita – fonte: http://www.ilgazzettinodelviaggiatore.it

Rincasando con le gambe indolenzite e gli occhi rilassati, non potemmo evitare di domandarci cosa fossero tutte quelle meraviglie al di là del fiume: davanti a noi, una schiera di statue imponenti, eleganti palazzi in stile Liberty e chiese dalle tegole colorate non la smettevano di stuzzicare la nostra curiosità. Ma ci sarebbe stato tempo per Buda, mentre ora c’era da risolvere un problema più importante: dove avremmo cenato?

Dove cenare a Budapest

Un posto dove cenare a Pest che mi sentirei di consigliare a chiunque è il Két Szerecsen, in Nagymező utca. Questo luminoso locale di giorno accoglie lavoratori freelance, studenti e chiunque abbia la necessità di lavorare in tranquillità con il proprio laptop e una tazza di caffè fumante sul tavolo. La sera, invece, si trasforma in un bistrot accogliente, illuminato da luci soffuse che si riflettono sui vetrini colorati dei tipici lampadari turchi che adornano il soffitto. La cucina propone ingredienti genuini come carni, pesce, verdure, salse allo yoghurt, hummus e le immancabili spezie, che si intersecano in piatti innovativi accostati a calici di vino sempre adatti al loro carattere.

Ma non è finita qui! Dato che sono rimasta letteralmente a bocca aperta per il quantitativo di ristoranti che la gentile receptionist dell’hotel ci consigliò (poi l’ho chiusa, perché leggendo è subentrata l’acquolina in bocca) ho deciso di riportarveli qui, uno per uno:

  • Borssó Bistro – Király Pál utca 14
  • Macesz Huszár – Dob utca 26
  • Klassz étterem – Andrássy utca 41
  • Cafe Pierrot – Fortun utca 14
  • Kiosk – Március 15. tér 4
  • Bock Bistro – Erzsébet körút 43-49
  • Spíler – Király utca 13
  • Babel – Piarista köz 2
  • Borbíróság – Csarnok tér 5
  • 21 Restaurant – Fortuna utca 21
  • Borkonyha – Sas utca 3
  • Onyx – Vörösmarty tér 7-8
  • Café Kör – Sas utca 17
  • Mák bistro – Vigyázó Ferenc utca 4
  • Déryné bistro – Krisztina tér 3
  • Tom George – Október 6 utca
  • Pesti Disznó – Nagymezö utca 19

Vi sembrano troppi? Anche a me inizialmente, ma poi ho capito: sono sempre tutti pieni. Se volete un consiglio spassionato, prendetevi un po’ di tempo nel pomeriggio per far passare questa bella lista e cominciare a chiamare i locali uno a uno, per riservare un tavolo (tranquilli, gli ungheresi parlano inglese molto meglio di noi italiani, inoltre ora il roaming dei dati telefonici è gratuito anche in Ungheria). In questo modo vi assicurerete una piacevole serata e non tornerete in Italia con la convinzione che gli ungheresi mangiano male (di fatto, sanno cucinare benissimo!).

COSA FARE DOPO CENA A BUDAPEST?

In una parola… ruin pub. Nati dall’occupazione di vecchi edifici disabitati, questi pub sono per eccellenza luoghi frequentati da giovani spiriti liberi, che amano divertirsi, ascoltare musica, ma soprattutto riunirsi per condividere passioni comuni, come l’arte in tutte le sue forme. Con il tempo, i ruin pubs di Budapest sono diventati molto alla moda, tanto che oggi alcuni di essi sono delle vere e proprie istituzioni: dal Szimpla Kert (il primo, più famoso e più frequentato) di Kazinczy utca 14 all’Instant di Nagymező utca 38, la lista è lunga e sapete una cosa? Ve la scrivo nella prossima puntata, proprio come sopra.

Prima di andarmene vorrei però parlarvi del Brody Studio, il ruin pub/club privato a cui abbiamo avuto il privilegio di accedere grazie al nostro soggiorno nell’omonimo appartamento. La tessera per entrare costa 50 euro annui, cifra che probabilmente investirei per poter trascorrere un’altra serata nelle sue atmosfere rilassate e tremendamente chic. Lì, tra i suoi due piani di musica, gente allegra e bottigliere da incorniciare, giovani ma esperti barman sono pronti a creare cocktail a regola d’arte, che puoi sorseggiare liberamente mentre visiti una mostra fotografica e ti sposti da un divanetto all’altro, a seconda di come ti gira.

Brody Studio

to be continued…

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