Caro 2017, a mai più rivederci!

Nel 2017 ho letto una montagna di blog, alla faccia di mia madre che mi chiede: “Come diavolo fai a scrivere se non leggi un tubo?” (anche se non ha tutti i torti).

Leggendo, ho riflettuto spesso sull’idea di blog e su quale dev’essere lo scopo più nobile di tenerne uno e, alla fine, sono giunta a queste conclusioni:

1. Informare, prima di raccontare i cavoli propri ai 4 venti. Chi scrive un blog dovrebbe dare suggerimenti, spunti (di viaggio, per esempio), indicazioni che solo un insider o chi ha vissuto un’esperienza in prima persona può dare. Quello che non dovrebbe fare è far sentire il lettore inferiore a chi scrive, presumere di essere nella sua testa, dimenticando che lui gli sta regalando parte del suo prezioso tempo. Quelli e quelle che ti dicono “guarda che bravo/a che sono io, mica come voi pezzenti” secondo me hanno sbagliato mestiere o, peggio, passione.

2. Mostrare. E non parlo solo di foto, ma di veri e propri punti di vista sul mondo. Spesso la stessa città, vista con gli occhi di un altro, rivela aspetti inaspettati e la peculiare visione che le altre persone hanno della vita, secondo me, è sempre affascinante. Certe volte desidero essere lí con loro, altre volte vorrei con tutta me stessa fare entrare una persona in particolare nella mia testa per dirle “Guarda che la vita è bella”.

3. Insegnare a osservare e a raccontare. Nel mio caso specifico, anche a scrivere. La scrittura per il web ha le sue regole da rispettare e riuscire a cucirle all’interno di un tessuto di parole morbide ed eleganti è una vera arte. Un esempio di prosa di viaggio pulita, utile e armoniosa é quella di The Lost Avocado, ma potete trovare quella che più soddisfa i vostri gusti personali nella mia lista di mondi speciali.

Detto questo, c’è un altro motivo che spinge una persona a curare un blog, a mio parere. Si tratta del sapere, sotto sotto, che qualcuno lo leggerà. Non importa chi o quando (anche se le statistiche di WordPress o quelle di Google Analytics rendono tutto piú curioso) anzi, quello che veramente ti spinge a impegnarti nel tuo articolo è il fatto che non conosci il volto del tuo destinatario, ma sai che c’è e potrebbe essere chiunque. Giovane o vecchio, uomo o donna, felice o triste, acculturato, puntiglioso, semplice, complicato. Dopotutto, i più grandi artisti (cantanti, scrittori, poeti, architetti, scultori, pittori) elaborano un’opera per mostrarla al pubblico e non si tratta sempre di egocentrismo o desiderio di visibilità. Il fatto di avere uno o più interlocutori è il motore dell’azione, ciò che le dà uno scopo, ciò che rende un lavoro anche un atto di comunicazione, fornendogli un valore inestimabile. Perché il suo significato si moltiplica all’infinito, il suo potere interpretativo lo ricopre ogni volta di un significato nuovo, regalandogli molto più di quello che l’artista inizialmente aveva immaginato.

E così mi ritrovo a scrivere queste parole, che mi sono frullate nella testa per molti giorni, senza trovare pace fino a quando non ho deciso di metterle nero su bianco.

Riflettevo infatti su questo 2017 che se ne va, come mai avevo fatto prima. Questa cosa degli anni positivi e negativi non l’ho mai capita, sinceramente. La verità è che mi sono sempre dimenticata le cose che ho fatto e tendenzialmente ho sempre fatto cominciare l’anno a settembre, facendolo terminare con la fine dell’estate, dopo una parentesi primaverile bellissima quanto breve ed effimera e le feste di Natale come un mondo a parte che ti ricordi solo nel mese di dicembre.

Ma quest’anno è stato diverso, perché quest’anno la mia vita è cambiata. Lo ha fatto proprio nel mese numero 1, il giorno 23 per la precisione, quando ho deciso di prendere in mano le redini della mia carriera, da sola, senza intermediari. Lo ha fatto quel terribile 22 agosto, quando il sole estivo ha smesso di essere caldo, la favola si è rotta e ho smesso di essere bambina per sempre.

Se dovessi descrivere il 2017 in una parola direi “difficile”. È stato un anno di lotta a denti stretti, con il fiato che spesso mancava, il panico che prendeva il sopravvento, per poi lasciare spazio improvvisamente al menefreghismo più assoluto, perché è questo che succede quando la morte entra nella tua vita senza chiedere il permesso. Stravolge tutto e non riconosci più la tua solita visione del mondo. Ti sorprendi a pensare “è tutto inutile” e l’attimo dopo “che fortuna essere qui”.

Quest’anno ho provato anche tanta solitudine, in un modo consapevole e tranquillo, senza rimpianti. Ho capito che non posso capire, ma solo continuare a cercare di scoprire qualcosa di più, cercare un senso, trovare uno scopo, affinare i miei desideri. Ho scoperto che tutto è possibile, come morire a 26 anni con il sorriso sulle labbra e come essere chi vogliamo, non chi abbiamo sempre pensato di dover essere. Mi sono ricordata di non essere speciale, sono solo una tra tanti e voglio tenerlo sempre a mente ogni volta che mi verrà la pessima idea di negare il mio aiuto a qualcuno.

La verità è che la morte ti fa venire voglia di vivere. Quando invito gli amici a casa mia, per mangiare insieme qualcosa che ho provato a cucinare, giocare a un gioco da tavolo di fianco all’albero di Natale, guardare un film sul divano…mi sento viva. Quando pianifico un progetto nuovo, mi faccio prendere da un’idea, metto via i soldi per un viaggio piccolino ma pagato tutto con le mie forze…mi sento viva. Quando corro e ascolto i muscoli del mio corpo distendersi e contrarsi, mi sento viva, quando mangio cibi cucinati con prodotti tipici locali, mi sento viva e potrei andare avanti per ore.

Caro 2017, a mai più rivederci. Quest’anno ho intenzione di sentirmi viva, realizzare tutti i desideri che ho coltivato grazie al tuo essere stato orribile, godendo dei frutti della fatica dell’anno passato. E ricordati, tra il dovere e il piacere, sceglieró sempre la felicità, anche se non sarà tra le tue opzioni.

2018


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3 pensieri su “Caro 2017, a mai più rivederci!

  1. giuliacalli ha detto:

    Mi sembra un addio molto onesto a questo anno agli sgoccioli. W i giorni e i momenti che ci fanno sentire vive e in cui abbiamo veramente coscienza di esserlo…ti auguro che siano sempre di più, secondo me è quella la chiave della felicità 🙂

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