Il Vietnam dal mattino alla sera: storie di Saigon

Premetto che spero che le immagini parlino di più delle mie parole, in quanto la mia abilità come scrittrice è decisamente deludente, a dispetto di tutti gli anni di continue letture di libri.

Il mio viaggio in Vietnam fu un regalo per la mia laurea magistrale da parte dei miei genitori e della nonna. Mi laureai poco prima che mio padre partisse per un viaggio di lavoro a Ho Chi Minh City (o per i più romantici, Saigon) e mi regalarono il viaggio per accompagnarlo. Mio papà ha viaggiato in più di 60 paesi e uno dei suoi preferiti, se non il preferito, è proprio il Vietnam. Un vero colpo di fortuna direi :).

Dopo un viaggio estenuante (9 ore di scalo a Dubai: una buona regola è prenotare sempre un volo con massimo 4 ore di scalo), atterrammo a Ho Chi Minh City, dove era già sera (+5 ore rispetto al nostro fuso orario). Usciti dall’aeroporto, un taxi ci aspettava per portarci al nostro albergo. Già durante questo breve tragitto rimasi affascinata dalle strade della città: centinaia di motorini che si districavano nel traffico che loro stessi creavano, rombando e suonando il clacson e creando quasi una melodia, se pur confusionaria. Il fatto che fossero tutti rigorosamente senza casco passava in secondo piano alla vista dell’incredibile sistemazione su un singolo motorino di famiglie intere, o di animali e padroni, o ancora contadini e le loro cassette di frutta da vendere al mercato.


Nonostante fosse una sera dei primi di aprile, faceva già caldo più che in una sera estiva italiana. Perciò, prima di andare a riposare in camera, andammo sulla terrazza dell’Hotel Rex. Ci sono parecchie terrazze nella zona di questo famoso hotel, dove è possibile vedere la città dall’alto (o meglio, una piccola parte), bere un cocktail e ascoltare musica. Il tutto per delle cifre piuttosto contenute, dato che i prezzi sono bassi in Vietnam rispetto a quelli europei. A Ho Chi Minh si può pagare sia con la moneta locale (Dong) o con i dollari statunitensi, ma attenti a non farvi fregare col cambio!

Saigon, Terrazza Hotel Rex
Hotel Continental

Dalla terrazza era visibile l’Hotel Continental, famoso poiché molti corrispondenti di guerra ci vissero durante la tristemente famosa guerra del Vietnam. Il paesaggio visibile dall’alto è un’alternanza di edifici coloniali, grattacieli di nuova costruzione, alberi altissimi, edifici in costruzione ed edifici decisamente poveri. Come succede spesso nei paesi asiatici, la continua costruzione di nuovi edifici cambia la città da una settimana all’altra e dopo quattro anni mio padre non riconosceva più lo stesso paesaggio. Saigon è una città in crescita: è il cuore finanziario del Vietnam, oltre che la città più popolosa (anche se non è la capitale).

Terrazza Hotel Rex, Saigon
Saigon, Terrazza Hotel

Il giorno seguente mio padre iniziò la sua settimana lavorativa mentre io iniziai le miei visite. Andai verso l’ufficio postale centrale, un must-visit in Ho Chi Minh. L’ufficio postale si presenta in stile gotico rinascimentale con influenze francesi. Fu costruito verso la fine del XIX secolo, quando il Vietnam era ancora parte della Indocina francese.

Ufficio postale centrale esterno Seigon vietnam
Ufficio Postale Centrale

Entrando, il ritratto di Ho Chi Minh domina l’intero ufficio, ricordo costante del rivoluzionario che portò all’indipendenza il Vietnam del Nord, e che dà il nome alla città. L’ufficio è sorretto da archi di ferro battuto colorati in verde, elaborati elegantemente.

Ho Chi Minh, ritratto
Ho Chi Minh, ritratto all’interno dell’Ufficio Postale Centrale

L’ufficio postale si trova di fronte alla Basilica di Notre-Dame di Saigon, costruita circa nello stesso periodo dai colonialisti francesi. Per questi edifici in particolare, Ho Chi Minh è conosciuta anche come la Parigi asiatica.

Basilica di Notre-Dame di Saigon
Basilica di Notre-Dame di Saigon

Dopo queste due visite, andai a visitare alcuni templi via taxi, ma non uno qualsiasi: il taxi era un motorino, dove stavo “in doppio” con un piccolo casco. Il motorino è il re delle strade (e marciapiedi) di Saigon. Può passare con il verde, con l’arancio e, secondo metriche a me non ancora chiare, anche con il rosso. Può passare sui marciapiedi e ha la precedenza su tutto, anche sui pedoni che stanno attraversando la strada sulle strisce pedonali. L’attraversamento pedonale è una delle prime cose da imparare. Il segreto è andare avanti quando c’è spazio, e non indietreggiare mai, ed in qualche modo loro vi eviteranno. Magari imparate guardando prima qualcuno farlo.

Võ Văn Tầnstreet
Võ Văn Tầnstreet, vicino a una scuola superiore | Genitori che vanno a prendere i figli a scuola

Il taxi-motorino è molto comodo per viaggiare da soli, ma attenti a non farvi fregare col prezzo! Se volete esser più sicuri, un taxi costa poco di più. Altrimenti, potete prendere un autobus locale, che essendo però senza aria condizionata lo sconsiglio, dato che a Saigon fa molto caldo. Ricordate di mettere la crema solare, anche sotto la maglietta! (io mi sono scottata le spalle sotto una camicia leggera) Cercate di vestirvi molto leggeri ma con vestiti che coprano la pelle più possibile, perché ogni parte esposta al sole è a rischio!

Seigon, motorini
Una strada di Saigon

Tornando alla mia visita ai templi, la maggior parte sono di religione buddista, o meglio, una derivazione della dottrina buddista. Sono spesso chiamati pagode e sono immersi nella città, facilmente riconoscibili per i tetti piramidali, il colore dei muri molto accesi e le entrate piene di dettagli, intarsi e statue. Le persone ci vanno per pregare, che consiste nel prendere un mazzetto di bastoncini d’incenso molto lunghi, accenderli e fare una serie di inchini davanti alle statue degli idoli. Ci si deve togliere le scarpe per entrare, ma è mantenuto tutto piuttosto pulito: infatti, spesso potrete notare tutti i prodotti per la pulizia in qualche stanza del tempio, nelle loro terrazze o lungo le scale.

Quan Am Pagoda
Quan Am Pagoda      

Non vorrei annoiarvi troppo con la lista dei templi e i loro nomi, che potete trovare facilmente in internet, ma vorrei descrivervi piuttosto l’atmosfera così diversa da quella che ci potremmo immaginare. Nonostante un’aria solenne venga trasmessa dall’odore di incenso, dalle persone che pregano, dai colori sgargianti e dagli incredibili intarsi in legno, alcune aree non troppo nascoste sembrano essere adibite a magazzino, dove scatole contenenti oggetti di tutti i giorni come piatti di plastica o addirittura stendini, vengono stipate di fianco agli idoli. A me tutto questo sembrava estremamente buffo, non avrei mai immaginato di trovare qualcosa come una scatola di particole e vin santo impacchettati in scatoloni di fianco ad un altare di una nostra chiesa per dire, ma lì è del tutto normale.

interno tempio vietnamita curioso: Ngọc Hoàng Pagoda
Ngọc Hoàng Pagoda

Per la prima di molte volte, durante una delle mie visite, un signore vietnamita si è avvicinato per parlarmi del più e del meno. Sono molto attratti dai turisti, principalmente per parlare e migliorare il proprio inglese. In generale la conversazione verteva su quali squadre di calcio italiane conoscessero, elencate con un sorriso enorme.

Il giorno seguente visitai uno dei musei probabilmente più tristi di Ho Chi Minh: il museo della guerra. Vedere la guerra dal punto di vista dei vietnamiti mostra quali torture ed esperimenti furono fatti dagli americani sulla popolazione vietnamita e sui soldati di entrambe le fazioni. Alcune cose non vanno molto distanti da quello che ci raccontano dei nazisti, ma un processo di Norimberga per questa guerra non fu mai stato fatto.

La cosa veramente bella è che i vietnamiti non serbano rancore, almeno è quello che traspare dalle guide del posto e dal museo stesso. Il museo vuole piuttosto essere un monito per evitare che certe cose vengano ripetute e possibilmente che i danni fatti vengano riconosciuti e pagati da chi di dovere, dato che hanno avuto ed hanno ancora un costo sull’economia. Per esempio, i danni dovuti all’Agent Orange, che danneggia il dna e ripercuote i danni sulle generazioni successive a chi ne è stato esposto, sono riconosciuti e risarciti ai soldati americani ma non alla popolazione vietnamita colpita.

Nguyễn trãi street
Nguyễn Trãi Street

Dopo quella triste mattinata, passeggiai un po’ a zonzo per la città, dove per le vie succedevano le cose decisamente più caratteristiche, quelle che ti fanno innamorare di un posto.

La sensazione dominante era di sicuro il caldo e l’umidità, seguiti dal rumore del traffico che si snodava per le poche strade eleganti e le più comuni disordinate vie della città. Le strade più eleganti sono di solito quelle che portano agli edifici più importanti, molto larghe e affiancate da alberi enormi (oddio, non son sicura che lì esistano alberi delle dimensioni europee a dire il vero).

La maggior parte delle strade invece alterna alberi a lunghi pali per sostenere insiemi di spessi cavi elettrici neri, spesso attorcigliati sul palo stesso. Quest’ultimo utilizzo dei pali elettrici mi sembrò strano, ma è molto simile a quanto viene fatto in America. Anche vedendo le case dal basso, si nota come si alternino zone di grattacieli a zone con strutture più basse, ma comunque alte e strette: sono di solito edifici molto vecchi contenenti appartamenti alternati a loro volta con alberghi nuovi.

Vivere a Seigon, Vietnam
Nguyễntrãi Street

Vita quotidiana Vietnam città
Nguyễntrãi Street

Lungo la strada costantemente occupata da motorini, si possono trovare persone che vendono bibite, come acqua fredda e noci di cocco giovane, il cui “latte”, non ancora maturo, è molto più dissetante dell’acqua stessa. In Vietnam raramente si vedono mendicanti (in dieci giorni ne ho visto solo uno, un bambino che non era in grado di camminare), perché non è culturalmente accettato. Le persone più povere di solito vendono cibo lungo le strade, oggetti fatti a mano, o vendono biglietti della lotteria nazionale. Guardando un po’ più in alto, si trovano spesso persone che lavorano anche a 2-3 piani da terra, senza la più che minima protezione.

Strada Vietnam Seigon
Thủ Khoahuân Street

Ma la cosa più bella che si può trovare lungo le strade sono le persone che, di fronte a spoglie cucine aperte, su tavolini e seggioline di plastica colorata della dimensione di quelli usati dalle bambine per dare il tè ai propri pupazzi, mangiano Pho a qualsiasi ora del giorno. Il Pho è il piatto tipico vietnamita, simile al più conosciuto Ramen, dove però vengono aggiunte erbe di tutti i tipi (menta, erba cipollina, erba che sa di limone, ecc.) e peperoncino molto forte.

Strade Vietnam street food Pho
Viale di fronte al Palazzo dell’Indipendenza

La mia giornata a Saigon diventò una routine: nessuna sveglia (ero finalmente in ferie dopo anni di università), doccia nell’enorme vasca della camera (vi ricordo che i prezzi delle stanze lì sono molto ridotti rispetto all’Europa o all’America), tentativo inutile di far colazione con le pietanze salate proposte, quali l’agnello bollito, spezzatino e carni e pesce vario (loro fanno praticamente un altro pranzo la mattina, e se considero il fuso era come se tentassi di cenare alle 5 di mattina), seguito da un giro a piedi per i punti di interesse della città.

Mi piace girare a piedi per le città che visito perché son convinta che vedendo le strade, la gente, i negozi e le case lontane dei punti di interesse sia possibile vivere la personalità della città stessa. La personalità di Saigon mi sembrava quella di una ragazza appena uscita dall’adolescenza, romantica e confusionaria, che ti coinvolge e cattura con le sue chiacchiere appassionate anche quanto il contenuto è del tutto superficiale.

Negozi Seigon
Nam kỳ khởinghĩa Street

Oltre a i punti di interesse di cui vi ho già parlato, un’altra zona interessante è quella del teatro e del municipio, tra i quali si trovano gli Hotel dove vivevano i corrispondenti di guerra (i già nominati Continental e Rex).

Hotel Continental Seigon
Hotel Continental

In particolare, c’è una larga e lunga strada pedonale che collega il municipio a uno degli affluenti del Mekong, la cui foce è il luogo su cui è stata costruita questa città.

Grattacielo Ho Chi Minh
Nguyễn Huệstreet, via pedonale

Il municipio è vigilato da una statua (indovinate dedicata a chi?) che guarda l’oceano circondata da bellissime aiuole. Anche qui non è raro che i signori del posto vi parlino per testare il loro inglese e chiacchierare del più e del meno con i rari turisti europei (almeno per quel periodo, e solitamente gli altri erano uomini più vecchi probabilmente in cerca di moglie).

Ho Chi Minh municipio
Nguyễn Huệstreet, via pedonale

In quella zona ci sono due o tre uffici turistici dove è possibile prenotare delle gite nei dintorni di Saigon (Angkor Wat compreso, che è a qualche ora di autobus). Io prenotai la gita al delta del Mekong e ai siti dei Viet Cong, che vi racconterò nel dettaglio più sotto. Un’altra gita fuori città consigliata è la spiaggia oceanica di Vung Tau, che è possibile raggiungere via traghetto lungo il Mekong (ci andai con mio padre quando finalmente ebbe un giorno libero).

Opera House Ho Chi Mihn
Opera House

La strada pedonale funge da raccordo a molteplici vie parallele con bar, discoteche e ristoranti di tutti i tipi. Mi han colpito in particolare il whisky bar giapponese, frequentato principalmente da uomini d’affari giapponesi, e la poco distante “Apocalypse Now”, la discoteca dove Charlie fa surf (no sul serio, c’è una tavola da surf di proprietà di Charlie).

City Hall Seigon
City Hall

Altre visite in città le feci ai musei della storia della città stessa e del popolo vietnamita, allo zoo, al Palazzo della Riunificazione (ultima conquista dei Viet Cong) e al Parco di Le Van Tam. Dei musei non voglio soffermarmi troppo (belli gli edifici stile neo-classico, ma i contenuti sono la solita serie di oggetti dei vari periodi di storia della città).

Zoo di Saigon
Zoo di Saigon

La particolarità dello zoo è che si trova immerso nel verde, tanto da sembrare una foresta a sé. Gli alberi sono enormi (intendo, più enormi di quelli in città) e creano dei paesaggi stupendi.

Qui mangiai per merenda un mango tagliato a fette condito con sale al peperoncino (si anche io ho pensato WTF, ma vi assicuro che era buono), e un Pho per pochissimi euro, che nella mia inesperienza ho pensato di condire con tutto il peperoncino che mi avevano portato (cosa vuoi che sia, un paio di cucchiaini). No, il peperoncino che usano loro non è piccante COME il nostro. Siccome poi mi dispiaceva lasciar la tutto il Pho (che la porzione è tipo 4 volte una nostra zuppa) e magari offendere i gentilissimi ragazzi che me lo avevano servito, mi son sforzata di mangiarlo fino quasi alla fine. Ripeto, il peperoncino da condimento vietnamita non è piccante COME il nostro.

Zoo di Saigon
Zoo di Saigon

Una scena dello zoo che mi fa ancora tenerezza fu quella di un paio di maestre che avevano portato i bimbi (prima elementare circa) allo zoo. Teneva una lunga corda gialla alla quale erano attaccati degli anelli in plastica azzurri che tutti i bambini tenevano in mano per stare uniti. Troppo carini.

Il Palazzo della Riunificazione è il simbolo della vittoria della guerra, fatta coincidere con l’entrata di un carro armato Viet Cong che sfondò i cancelli del palazzo. Il palazzo contiene molte stanze com’erano al tempo, che venivano utilizzate per incontri politici. Diciamo che non è stato il mio posto preferito da visitare, ma sicuramente è interessante dal punto di vista storico.

Per quanto riguarda il Parco di Le Van Tam, è un semplicissimo parco cittadino nel quale volevo spendere una mezz’ora di riposo, ma finii per rimanerci tutto il pomeriggio. Un gruppo di ragazzi (14-15 anni) mi fermò per allenare il proprio inglese, e finimmo per parlare (chi di più e chi invece era molto timido) dei loro cibi tipici, le loro feste e tradizioni, le stagioni in Vietnam ed anime giapponesi (e certo, anche qua mi faccio riconoscere). Fu un pomeriggio veramente divertente, alla fine del quale mi regalarono un ventaglio e una guida di sopravvivenza per Saigon, con alcune frasi tradotte dall’inglese al vietnamita. Il vietnamita è ricco di suoni per me incomprensibili, ma ha una scrittura che non comprende gli ideogrammi.

Zoo di Saigon
Zoo di Saigon

Come avevo accennato qualche paragrafo più sopra, partecipai a due gite organizzate.

La prima consisteva nella visita a Tay Ninh, un’area recintata luogo di nascita del caodaismo ed adibita al suo culto, seguita dalla visita ai siti dove vivevano i Viet Cong.

città di Tây Ninh
Città di Tây Ninh
Tây Ninh Holy See
Tây Ninh Holy See

Tay Ninh consisteva in questa grande “città” recintata che conteneva la chiesa e le case degli adepti, tutto molto decorato e colorato. I colori che si ripetevano erano il giallo, il blu e il rosso, che simboleggiano i pilastri del cadoismo.

Tây Ninh Holy See, interno

Molto interessante fu la successiva visita ai Cu Chi Tunnels, ovvero una serie di gallerie utilizzate dai Viet Cong durante la drammaticamente famosa guerra del Vietnam. Qui sono ricostruite gli armamenti e gli equipaggiamenti dei Viet Cong, e vengono spiegate le tattiche usate dai vietnamiti.

Inoltre, è possibile mangiare le radici di Tapioca (credo si scriva così), principale cibo in tempo di guerra, e percorrere alcune parti dei tunnel che utilizzavano per nascondersi. A parte l’umidità soffocante, spesso questi tunnel sono inagibili poiché troppo piccoli. Infatti venivano spesso percorsi strisciando. La guida poi mi spiegò che la vegetazione è completamente cambiata, poiché fu completamente distrutta dal Napalm.

un tunnel costruito dai Viet Cong
Un tunnel costruito dai Viet Cong

Se vi sentite particolarmente guerriglieri, in questo sito si possono provare (ben ancorate a un muretto) alcune armi utilizzate durante la guerra: fucili come l’AK47 e l’M10 oppure mitragliatrici. Il prezzo è di più o meno 15 euro per 5-6 pallottole, e per quanto sia stato un’esperienza da fare, son proprio felice che le armi in Italia siano vietate. Mi dispiace aver solo foto con la mia faccia per quanto riguarda questa parte di viaggio.

Uno stretto tunnel Viet Cong

Ecco, vi ho tediato abbastanza, ma giuro che siamo quasi giunti al termine!

Questa è davvero la MUST DO delle gite a Saigon: una giornata intera sul delta del Mekong.

Dopo un tratto in autobus e uno sul traghetto, si inizia a fare il giro delle isole del delta del Mekong. Sul delta ci sono quattro isole principali, che lavorano miele, cocco e tessuti. L’area è più povera della città, e spesso lungo i canali si trovano baracche dove vivono le persone.

La confusione dei motorini di Saigon è sostituita da coloratissime imbarcazioni e canoe nei tratti più stretti, che abbiamo avuto il piacere di utilizzare per gli spostamenti.

Un'imbarcazione tipica in un'isola del Mekong Delta
Un’imbarcazione tipica in un’isola del Mekong Delta

Un’altra nota di piacere in questa gita fu sicuramente il cibo. Si potevano trovare prodotti tipici quali il miele, caramelle fatte col miele, il cocco, caramelle di cocco (molto appiccicose ma molto buone), carta di riso (si usa per gli involtini) e pesce. Il pranzo era compreso nella gita e si svolgeva all’interno di una delle isole.

Tutto davvero buonissimo, in particolare la palla di riso (una palla perfettamente sferica fatta di riso appiccicoso, non saprei come altro descriverla) e l’acqua di cocco, che qua fu la più buona che mai provai durante il viaggio. Tra le altre cose che si potevano comprare c’erano serpenti in salamoia e delle bellissime camicie alla coreana in cotone per pochi euro (mi pento ancora di averne comprata solo una).

Il posto è a dir poco splendido, e capace di trasmettere una pace, soprattutto guadando i canali con le canoe, che non credo di aver trovato da nessun’altra parte. Sembra proprio di vivere in un altro mondo. Mi domando se per la gente del posto, che conosce solo quelle zone, il nostro mondo potrebbe sembrare molto più assurdo. Un miscuglio di persone folli e isteriche che vivono in una confusione di luci e suoni troppo frenetica e che badano a cose futili.

Per concludere, vorrei ringraziare chiunque sia riuscito ad arrivare fino in fondo, anche se vi assicuro che ho omesso un po’ di cose, e spero di avervi fatto venire almeno un po’ di voglia di andare a visitare queste terre meravigliose. Per me è stato il viaggio più bello che ho fatto, e spero di tornarci per rivedere Saigon, e scoprire Hanoi, il Vietnam centrale, la Cambogia e il Laos. Chiunque abbia la fortuna di andarci, spero che questi posti trasmettano le stesse emozioni che han trasmesso a me e spero ve ne innamoriate almeno la metà di quello che me ne sono innamorata io.

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