ll potere delle donne

Il femminismo, il sesso e altri pensieri

Ho creato una nuova sezione del blog che si chiama Girl Power, anche se suona molto di rubrica del Cioè degli anni 2000 (ps. OMG ho scoperto che esiste ancora! E soprattutto, c’è anche il sito web, cioè.)

La verità è che mi sono resa conto che stavo innalzando una sorta di barriera attorno a La città nascosta, impedendomi di riempirla di contenuti che non fossero strettamente collegati al viaggio, con la conseguenza che spesso mi ritrovavo a “dover” scrivere, senza volerlo fare veramente. Finalmente mi sono decisa a rompere questa stupida regola lavorativa, applicata a qualcosa che ho sempre voluto essere completamente libera e specialmente priva di etichette e di rigide categorie. Purtroppo la mia natura psycho-organizzativa mi ha spinta a raccogliere tutto ciò che riguarda il potere delle donne in questa frase un po’ rosa e un po’ kitsch (ma anche un po’ carina, dai).

Il potere delle donne, appunto. Ma cosa vuol dire? E soprattutto … perché? La risposta a questa domanda è semplice … temo di stare diventando una femminista. Apriamo una parentesi esplicativa: ho sempre odiato le femministe. Avevo un’amica femminista (o meglio, ho un’amica che in un periodo della sua vita lo è stata fervidamente) e con lei facevo fatica a sviluppare una conversazione che non finisse con una critica verso la nostra società maschilista, perché non ci concede di realizzarci come donne nel mondo del lavoro. Il punto è che al tempo noi eravamo delle ragazzine e a me sembrava impossibile poter parlare di scenari futuri così tanto lontani dalla nostra quotidianità tranquilla e agiata. Non capivo proprio perché si scaldasse tanto per una condizione che lei non stava vivendo e, inoltre, attorno a me trovavo solo esempi di uomini di valore, belli, buoni, impegnati, senza particolari paturnie mentali.

E’ successo poi che siamo cresciute e abbiamo così conosciuto la vita vera. Delusioni amorose, storie di uomini che odiano le donne (cfr. “sono stronzi”), esami universitari con professori che ti spiegano empiricamente cosa sia il “soffitto di cristallo”. Ma anche in quei momenti, e in seguito quando ho dovuto affrontare le impervie strade del mondo del lavoro, non ho mai pensato di essere una femminista.

All’alba del 2017 sono successe due cose: uno, ho scoperto Freeda, due ho aperto la partita iva e sono diventata libera professionista. Il primo è un magazine online che tratta temi interamente legati alle donne, che spaziano dal sesso alla storia, e seguono un modello editoriale fresco, colorato e tendenzialmente geniale. Il secondo fatto riguarda me e soltanto me: mi ha aperto gli occhi verso quello che noi donne possiamo fare semplicemente con la nostra forza di volontà. Quando affermo questo intendo la donna come individuo: unica, sola, inimitabile. Tra i progetti che ho seguito quest’anno ho avuto modo di entrare in contatto con realtà tutte rosa: si è trattato di anziane volontarie di un’associazione locale, alle prese con la velata ma pungente prepotenza di un pomposo Presidente; si è trattato di mamme che si impegnano a imparare una lingua straniera e di giovani insegnanti che hanno la passione per l’arte e vivono un’indipendenza forte in un monolocale accogliente, con un quasi-marito che le ama a chilometri di distanza. Mi è capitato anche di dover fare delle traduzioni di cv, lavoro di per sè estremamente palloso, ma che ha assunto un nuovo significato in corso d’opera. E’ stato bello lavorare per donne straniere che non si accontentano: hanno studiato e, nonostante abbiano costruito una famiglia in Italia, vogliono realizzarsi in un Paese che dà il giusto riconoscimento alla propria professione.

Purtroppo sono ancora convinta che un gruppo di sole donne sia piuttosto distruttivo, complici gli ormoni, la chiacchiera facile, le invidie e i sentimenti … insomma io in un ufficio di soli uomini che dicono e fanno cose di cui non capisco un tubo, ci sto ancora benissimo. Devo dire però che dopo lo scorso addio al nubilato a cui ho partecipato, sto aprendo la mente anche in questo campo, anche se c’è ancora molta strada da fare. La bellezza di questi nuovi pensieri e della linea che segue Freeda è la positività del concetto alla base del femminismo: non si tratta di critiche, ma di esempi positivi da seguire, non si tratta di odiare gli uomini, ma di valorizzare la donna, non si tratta di superiorità, ma di uguaglianza.

 

Sono successe altre cose rilevanti in questi mesi, alcune molto belle e altre molto dolorose. Queste ultime riguardano una grande delusione e una perdita enorme, quelle belle lo scoprire che in questo mondo ci sono uomini che credono alle donne e lavorano per far loro spiccare il volo. Quando una nuova consapevolezza cresce dentro di te, accade qualcosa di bellissimo e inspiegabile: qualcosa di molto simile a un brivido che percorre la schiena e anche alla speranza. “Come ho fatto a non pensaci prima?”.

Più o meno è questo che mi è passato per la mente l’ultima volta che sono stata a Barcellona e ho parlato con Nuria. Lei è la ragazza di un nostro amico, un po’ strana e a tratti sociopatica, ma indubbiamente molto dolce. Eravamo in un bar e, dopo qualche bicchiere di vino, le stavo raccontando di quanto la mia mentalità italiana avesse riguadagnato posizioni da quando sono tornata a casa … un esempio? La prima sera che ho rimesso piede in terra spagnola mi sono “scandalizzata” nel vedere una coppia di ragazze lesbiche amoreggiare al tavolino di fianco al mio, senza vergogna di essere giudicate dai presenti (cfr. io). Semplicemente non ero più abituata al liberalismo che si vive nelle metropoli straniere, perché non avevo più avuto occasioni di apprezzarlo. Nuria mi ha ascoltata in silenzio e poi mi ha domandato con pazienza se io fossi a conoscenza che lei, prima di mettersi insieme al ragazzo con cui sta convivendo, fosse fidanzata (e convivente) con una ragazza.

No, non lo sapevo.

La questione è molto semplice: Nuria si innamora delle persone, non del loro sesso.

Il sesso, appunto. Anche in questo campo la mia mentalità è sempre stata molto rigida e legata a un giusto e a uno sbagliato. Mi sono spesso sentita inadeguata e difficile, senza capire che ero (sono) semplicemente legata. Legata a un immaginario collettivo fuorviante e a un mare di ansie vorticanti. Legata a un concetto di relazione che presume di essere senza confini, ma che di fatto si è dimenticato un pezzo: il sesso, appunto.

Parlare di sesso con la mia amica femminista a distanza di anni è stato divertente e illuminante, soprattutto quando mi ha spiegato la teoria di Kinsey, che trovo estremamente liberatoria e meravigliosamente senza confini. Quest’uomo americano fu un biologo che si era messo ad osservare il comportamento sessuale di alcuni insetti attratti dalle sue piante. Oltre ad essere il perfetto esempio di come la scelta di una strada professionale non precluda altre passioni e “svolte di vita”, elaborò una scala innovativa (frutto di lunghi studi empirici) che classifica gli orientamenti sessuali nell’essere umano su valori che vanno da 0 (tendenza esclusivamente eterosessuale) a 6 (tendenza esclusivamente omosessuale). Risulta così che le persone che, in base ad una serie di risposte che fornisce loro un certo punteggio, ottengono un risultato di 3, saranno classificate come bisessuali. Tale posizione però non è statica e può variare nell’arco della vita di una persona, inoltre tutte le altre posizioni della scala stanno ad indicare una serie di sfumature legate al nostro atteggiamento sessuale verso uomini e donne della nostra specie.

La teoria di Kinsey mi ha fatto pensare a un personaggio di Las Chicas del Cable, che ho adorato: Carlota è una ragazza di nobile origini che nella Madrid degli anni Trenta sceglie di andare per la sua strada, contro una famiglia classista e maschilista. Grazie al lavoro di centralinista conosce l’amicizia, il divertimento e l’amore in tutte le sue forme. Si tratta di uno solo dei personaggi di  questa prima serie originale Netflix prodotta in Spagna, a tratti tendente alla soap opera (non poteva essere altrimenti) e macchiettara, ma capace di veicolare valori per me molto importanti, primo tra tutti la libertà.

Las Chicas del Cable affronta il tema dell’amore, proponendolo in forme diverse e lascia aperta una domanda che mi sono posta spesso negli anni: quanto è importante il passato nelle relazioni? Quanto peso è giusto dare alle amicizie e all’amore di lunga data e quanto alle nuove conoscenze, quelle che sono allineate alla persona che siamo diventate nel tempo? Ho sempre dato un’importanza estrema al passato, tanto da tornare a casa dall’estero per stare vicino alle persone che mi hanno amata e continuano a farlo. Allo stesso tempo vivo in conflitto con un’irrefrenabile voglia di esplorare il mondo e aprire la mente prima che sia troppo tardi.

Per esempio, ho sempre cercato il meglio nella mia città, dandole una possibilità via l’altra per poterne fare un bel luogo in cui vivere. Dopo un anno che la osservo e la vivo da un nuovo punto di vista ho capito che no, non è il luogo dove vorrei far crescere i miei figli. Non la rinnego e anzi, tengo vivi in me quegli esempi di bellezza che puoi trovarvi dentro, ma ora più di prima cerco di capire cosa farò in un futuro più o meno prossimo.

Nel frattempo vivo da sola, nella mia casina grande, nel mio quartiere tranquillo, con la mia famiglia e le amiche a pochi minuti di auto da me (ecco una delle bellezze di vivere in una piccola città) e il mio coinquilino (nonché il mio ragazzo) che se n’è andato in America, di nuovo. Questa volta però sono preparata. Non starò ferma, lavorerò sodo e mi inventerò qualcosa di nuovo. Ok, non ho la tv, devo lavare e stirare e non ho grandi occasioni di dialogo se non con le piantine di peperoncino, menta e basilico che ho ereditato. Ho però una fantastica radio dab (in questo momento sta passando la canzone If I were a boy di Beyoncé … sarà un caso?), una connessione super veloce per scrivere un sacco di parole e oggi sono andata a trovare la mia nonna che domani compie 92 anni. Ah e posso mangiare quello che voglio. Non vedo davvero come potrei stare meglio … per ora 😉

Peperoncino (2)

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